Confermata in Cassazione la responsabilità penale del proprietario di un cane, accusato di aver prodotto all’animale gravi sofferenze attraverso l’utilizzo di un collare elettrico produttivo di scosse trasmesse tramite comando a distanza

Era stato condannato in sede di merito ai sensi dell’art. 727 comma 2 del codice penale, che punisce con l’arresto fino un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro “chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. L’uomo, nello specifico, era accusato di avere utilizzato sul proprio cane un collare elettrico produttivo di scosse trasmesse tramite comando a distanza.

Nel ricorrere per cassazione, il proprietario del quadrupede deduceva, tra gli altri motivi, che la condotta contestata, finalizzata all’addestramento dell’animale, non avrebbe integrato il reato con riguardo all’utilizzo del collare elettrico, la cui immissione sul mercato era pacificamente consentita.

Dall’istruttoria dibattimentale, inoltre, non era emersa la prova della condotta di reato avendo l’utilizzo del collare una finalità educativa che non poteva essere confusa con la condotta punita che, come detto, deve essere generatrice di gravi sofferenze per l’animale.

La Cassazione, con la sentenza n. 11561/2020 ha giudicato il ricorso inammissibile.

Per gli Ermellini il capo di imputazione faceva espresso riferimento alla detenzione di un cane in condizioni incompatibili con la natura dell’animale e produttive di gravi sofferenze per avere utilizzato sul medesimo un collare che produce scosse e impulsi elettrici. La condotta contestata al ricorrente, pertanto, rientrava pienamente nel paradigma normativo dell’art. 727 cod.pen. ed era specificatamente delineata laddove si sottolineava che aveva prodotto sofferenze sul cane a seguito dell’uso del collare con le modalità accertate.

Anche con riferimento alla dedotta finalità di addestramento, dal Palazzaccio hanno evidenziato che non rileva tanto la finalità dell’utilizzo del collare elettrico, ma la circostanza che il collare produca gravi sofferenze che la norma penale incriminatrice è diretta a punire. Al proposito la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l’utilizzo del collare elettrico integra il reato di cui all’art. 727 del codice penale in quanto “concretizza una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale”.

Nel caso in esame, il Tribunale aveva dato atto che sul collare  erano applicati due elettrodi posti a diretto contatto con la pelle dell’animale, privi di tappi di copertura; circostanza che provava la sicura sofferenza in capo al cane. L’inflizione di scariche elettriche – ha precisato la Suprema Corte – è produttiva di sofferenze e di conseguenze anche sul sistema nervoso dell’animale, in quanto volto ad addestrarlo attraverso lo spavento e la sofferenza.

La redazione giuridica

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