La centaura, protagonista di una collisione con un capriolo, aveva riportato gravi lesioni personali con esiti anche di natura permanente

La Corte d’Appello di Genova, con sentenza del 27 ottobre 2020, ha  condannato la Provincia di Savona a risarcire i danni subiti da una motociclista dopo una collisione con un capriolo nel maggio 2013.

La donna, mentre percorreva alla guida del suo scooter una strada fuori da un centro abitato si era imbattuta in due caprioli che avevano attraversato improvvisamente la strada. Riusciva a evitare il primo animale, ma non il secondo, che finiva sotto alla ruota anteriore del mezzo, facendola cadere.  

La centaura aveva riportato gravi lesioni personali con esiti anche di natura permanente. Come spiegato dai legali e riportato dal quotidiano La Stampa, aveva dapprima denunciato il sinistro alla Compagnie di Assicurazioni di riferimento della Regione Liguria e della Provincia di Savona, quindi aveva invitato i relativi organi deliberanti a risolvere la questione senza andare per vie legali e infine, trovandosi di fronte a un rifiuto, aveva agito contro i due Enti per il risarcimento dei danni alla persona ed al motoveicolo.

Le due Amministrazioni si erano costituite in giudizio eccependo il loro difetto di legittimazione passiva, cercando di attribuire la totale responsabilità dell’evento al Comune nei pressi del quale si era verificato l’incidente, quale presunto proprietario della strada, senza tuttavia averlo mai chiamato in causa quale terzo.

In primo grado il Tribunale aveva respinto la domanda risarcitoria, attribuendo la piena responsabilità dell’accaduto al Comune.

Il Collegio territoriale del capoluogo ligure, invece, ha ritenuto riconoscere la responsabilità della Provincia di Savona, sottolineando come quest’ultima disponesse dei poteri “di pianificare e regolamentare la presenza di fauna selvatica sul territori” e pertanto avrebbe dovuto “esercitare tutti i poteri atti ad adeguare e se necessario limitare il numero dei capi”.

La Corte territoriale ha quindi recepito quanto stabilito dalla giurisprudenza di legittimità, in base alla quale – affermano ancora gli avvocati della motociclista – la questione dell’appartenenza della strada è assolutamente di secondaria importanza, in quanto – una volta accertato, che la Provincia era effettivamente titolare di un potere di gestione e controllo delle zone di ripopolamento e cattura e della conseguente protezione della fauna selvatica, essa era tenuta ad attivarsi affinché la dovuta segnalazione del pericolo fosse comunicata agli utenti della strada nei luoghi opportuni.

La redazione giuridica

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