Aperta un’inchiesta a Lecce per fare luce sul decesso di un commerciante morto per presunte complicanze ai polmoni dopo essere risultato positivo al Coronavirus

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sul decesso di un commerciante di 39 anni morto per complicanze ai polmoni dopo aver contratto il Covid-19. Le indagini, al momento contro ignoti, sono partite in seguito alla denuncia-querela presentata dai familiari della vittima presso il posto fisso di polizia dell’ospedale del capoluogo salentino. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo.

In base a quanto ricostruito da Repubblica, ai primi di ottobre l’uomo, che soffriva di una forma di diabete, era risultato positivo. Dopo 13 giorni di quarantena, avrebbe iniziato ad avere la febbre. Trascorsi i 14 giorni di isolamento fiduciario, sarebbe stato sottoposto a un secondo tampone che però sarebbe risultato sempre positivo.

Al persistere dello stato febbrile, nonostante l’assunzione di antipiretici e antibiotici, la moglie avrebbe quindi contattato, su richiesta del medico curante, il personale USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale). Gli operatori intervenuti, effettuati i dovuti accertamenti, non avrebbero giudicato necessario il ricovero perché – come riportato dalla moglie –  il paziente “non aveva febbre alta e non vi erano posti letto liberi”. Il tutto sebbene il 39enne dovesse essere considerato un soggetto a rischio in quanto diabetico.

Lo stesso copione si sarebbe ripetuto anche il giorno successivo, nonostante il peggiorare delle condizioni del commerciante con tosse insistente.

Il 23 ottobre, all’insorgere di affanno e problemi di respirazione, l’uomo è stato finalmente trasportato presso il Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione). Un primo test molecolare avrebbe dato esito negativo, ma gli esami effettuati avrebbero evidenziato una piccola infiammazione al polmone, curata con una puntura di eparina.

Portato in pneumologia, le condizioni del paziente sarebbero quindi rapidamente precipitate tanto da rendere necessario il trasferimento in Rianimazione, dove l’uomo sarebbe rimasto intubato fino al 3 novembre tra piccoli miglioramenti e peggioramenti improvvisi. Sottoposto a un nuovo tampone sarebbe quindi risultato nuovamente positivo. Infine, portato nuovamente al Dea è deceduto la notte stessa.

Per capire cosa sia successo nonché se sussistano eventuali responsabilità sanitarie la magistratura ha disposto il sequestro della cartelle cliniche e ha conferito l’incarico di svolgere i dovuti accertamenti post mortem a un collegio peritale composto da un medico legale e da un infettivologo.

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