In caso di condominio minimo, costituito da soli due condomini titolari di quote diseguali, la valida espressione della volontà assembleare suppone che non si possa ricorrere al criterio maggioritario

Ove i partecipanti al condominio siano due, dovendo ravvisarsi un “condominio minimo” operano le norme in tema di organizzazione e specialmente quelle procedimentali sul funzionamento dell’assemblea, restando tuttavia comunque impedito il ricorso al principio di maggioranza assoluta sotto il profilo dell’elemento personale.

E’ l’orientamento giurisprudenziale ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza n. 16337/2020, con la quale i Giudici del Palazzaccio hanno ritenuto fondato il  ricorso presentato da una condomina contro la decisione dei giudici del merito di rigettare l’impugnazione della delibera assembleare di nomina dell’amministratore del condominio minimo, avente due soli partecipanti seppur di quote diseguali.

Il Tribunale aveva ritenuto irrilevante la deduzione della mancata verbalizzazione della dichiarazione di voto contrario dell’impugnante, circostanza peraltro confermata della registrazione audio dell’assemblea che era stata trascritta e depositata, essendo comunque validamente approvata la delibera col voto favorevole della condomina di maggioranza. La Corte d’appello aveva confermato l’irrilevanza dell’allontanamento volontario della ricorrente dall’assemblea, essendo la stessa titolare di una quota minoritaria.

La Cassazione, invece, ha ritenuto di rivedere la decisione del Giudice a quo, cassando la sentenza impugnata .

L’assemblea del condominio minimo – rilevano gli Ermellini –  invero, agli effetti dell’art. 1136, commi 1 e 2, c.c., si costituisce regolarmente con la partecipazione di entrambi i condomini e delibera validamente soltanto con decisione “unanime” di ambedue i comproprietari; ove, invece, non si raggiunga l’unanimità, o perché l’assemblea, in presenza di entrambi i condomini, decida in modo contrastante, oppure perché, alla riunione – benché regolarmente convocata – si presenti uno solo dei partecipanti e l’altro resti assente, è necessario adire l’autorità giudiziaria, ai sensi degli artt. 1105 e 1139 c.c.

Da li l’enunciazione del principio di diritto secondo cui “nell’ipotesi di condominio costituito da soli due condomini, seppur titolari di quote diseguali, ove si debba procedere all’approvazione di deliberazioni che – come quella di nomina dell’amministratore – richiedano comunque, sotto il profilo dell’elemento personale, l’approvazione con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti, ex art. 1136, comma 2, c.c., la valida espressione della volontà assembleare suppone la partecipazione di entrambi i condomini e la decisione “unanime”, non potendosi ricorrere al criterio maggioritario”.

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