L’esclusione o limitazione della garanzia priva le polizze dell’utilità pratica per l’assicurato e rende ingiustificato il pagamento del premio

Secondo la Suprema Corte di Cassazione (Cass. Civ., Ordinanza n. 14595/2020) le clausole di esclusione o limitazione della garanzia delle polizze assicurative non devono neutralizzare il rischio a esclusivo appannaggio dell’assicuratore.

La vicenda esaminata riguarda l’azione giudiziaria intrapresa dall’acquirente di un immobile nei confronti dei venditori in quanto veniva riscontrata una volumetria dell’immobile superiore a quella dichiarata catastalmente.

I venditori chiamavano in giudizio, a titolo di manleva, il geometra cui era stato affidato il compito di verificare la conformità urbanistica dell’immobile (che  il professionista dichiarava idonea), prima di procedere alla compravendita.

Il geometra contestava le domande e chiamava in garanzia la propria Compagnia Assicuratrice.

L’Assicurazione sosteneva la inoperatività della polizza poiché nella stessa era esclusa la rifusione di perdite subite a causa di sanzioni, multe ed ammende ad eccezione di quelle inflitte ai clienti dell’assicurato per errori a lui imputabili.

(Si segnala, per completezza espositiva, che tale clausola è molto frequente nelle polizze assicurative di responsabilità professionale).

Il Giudice di prime cure rigettava la domanda del compratore.

Il Giudice d’Appello, invece, accoglieva parzialmente la domanda ritenendo applicabile l’art. 1489 c.c. e condannava i venditori al pagamento di 30 mila euro, pari ai costi sopportati per le sanzioni amministrative patite e per l’attività professionale necessaria ad ottenere la sanatoria dell’eccesso volumetrico.

Il geometra veniva condannato a manlevare dalla predetta condanna i venditori sia per il risarcimento che per le spese di lite e rigettava la chiamata in garanzia dell’assicurazione.

Il geometra impugna in Cassazione lamentando l’esclusione del diritto di essere manlevato dalla propria assicurazione professionale operata dal Giudice di merito.

In particolare il geometra sostiene che entrambe le clausole di esclusione della garanzia (erroneamente applicate dal Giudice di merito) siano in realtà inapplicabili in quanto non sussiste nessuna violazione delle norme urbanistiche.

La Suprema Corte ritiene fondate le doglianze del geometra.

Allo scopo analizzano la distribuzione dei rischi del contratto assicurativo in questione ed evidenziano che il contratto assicurativo deve garantire l’equilibrio tra le posizioni dell’assicurato e dell’assicurazione in quanto frequentemente le polizze contengono clausole che neutralizzano il rischio ad esclusivo appannaggio dell’Assicuratore.

Così facendo “le assicurazioni divengono fonte di una rendita parassitaria e violano l’equilibrio tra premio pagato e rischio assicurato”.

Difatti in materia assicurativa vi sono specifiche metodologie statistiche e attuariali per calcolare il premio corrispondente al rischio che la Compagnia assume.

Ciò significa che il premio pagato dall’assicurato è l’equivalente di un’operazione economica che calcola il rischio medio, sulla base di elementi probabilistici, con riferimento ad una massa di rischi omogenei e non al singolo rischio di uno specifico contratto.

Quando l’oggetto del contratto viene delimitato, ad esempio con una clausola di esonero o limitazione della garanzia, si verifica uno spostamento dell’onere economico dall’assicuratore all’assicurato. Se la presenza di tali clausole non comporta la correlativa diminuzione del premio si assiste ad un ingiustificato vantaggio dell’assicuratore a detrimento dell’assicurato.

E’ necessario, quindi, verificare se la distribuzione dei rischi tra assicurato e assicuratore rispetti il requisito della causa in concreto e se il sinallagma contrattuale risulti equilibrato (Cass. Civ., SS.US. 22437/2018; Cass. Civ., 16902/2019).

La presenza nelle polizze di clausole di esclusione del rischio può determinare uno squilibrio e compromettere l’interesse effettivo di una delle parti alla stipulazione del contratto, in tal caso, il premio non risulta sorretto da alcuna giustificazione, poiché difetta il rischio.

La Suprema Corte, quindi, censura la sentenza della Corte d’Appello impugnata che ha ritenuto operanti le due clausole di esclusione, poiché tali clausole svuotano completamente la garanzia oggetto del contratto e rendono inutile il contratto per l’assicurato.

La richiesta di manleva dell’Assicurazione del geometra viene accolta dagli Ermellini che sostengono, inoltre, la violazione dell’art. 1370 da parte del Giudice di merito in quanto “l’incertezza” sul significato da attribuire alle clausole escludenti la copertura assicurativa  avrebbe dovuto essere superata a favore dell’assicurato, essendo stata la polizza predisposta unilateralmente dalla compagnia” (Cass. 3367/2020; Cass. 18324/2019; Cass. 9299/2016; Cass. 11819/2016; Cass. 668/2016).

Avv. Emanuela Foligno

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