Continuità assistenziale, Onotri (Smi): «Con modello H16, si rischia il sovraccarico del 118»

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Il Segretario generale del Sindacato Medici Italiani spiega a «Responsabile Civile» i dubbi sollevati dal nuovo modello di assistenza H16 pensato per i medici di medicina generale e siglato nell’Atto di indirizzo per il rinnovo delle convenzioni

Il nuovo modello di assistenza H16 promosso dall’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generle è stato accolto in maniera tiepida da parte del blocco sindacale che ha sollevato diverse perplessità, soprattutto per quel che riguarda il peso ulteriore che graverà sul 118.

Tra i più critici, il Sindacato Medici Italiani (Smi) quello maggiormente rappresentativo della guardia medica, che ha annunciato per l’11 maggio una manifestazione a Roma. Ecco cosa ha detto la presidente Pina Onotri, intervistata da «Responsabile Civile».

Dott.ssa Onotri, con il nuovo Atto di indirizzo si rinnova il servizio di assistenza di medicina generale. Lo Smi si è espresso in maniera critica al riguardo, soprattutto sul tema della continuità assistenziale.

Il servizio di continuità assistenziale, nonostante sia perfettibile e nonostante possa essere ripensato in maniera diversa rispetto a quello attuale, costa appena lo 0,3% dello stanziamento totale che lo stato fa per il Servizio Sanitario Nazionale. Una cifra assolutamente irrisoria che, però, assicura la continuità delle cure H24 lì dove da domani l’assistenza sarà solo H16, fino a mezzanotte e andrà a impegnare il 118 le cui piante organiche già sono carenti e che sarà sovraccaricato di interventi. Per altro, non c’è neanche una relazione funzionale tra quella che è l’attività del medico di base e quella del 118, perché possiamo dire che sono sono due cose assolutamente diverse.

Vi preoccupa dunque che non si garantisca lo stesso livello che ora è dato dai medici di continuità assistenziale?

Siamo preoccupati, perché già abbiamo il fenomeno delle ambulanze demedicalizzate e con questa nuova realtà andremo incontro a un ulteriore sovraccarico. Inoltre sappiamo che, in molte regioni, il 118 è un servizio esternalizzato e quindi, pur rientrando nei LEA, non è sotto il controllo della parte pubblica e c’è difformità nell’erogazione delle prestazioni. Di contro, il medico di guardia medica, spesso può risolvere molte delle problematiche già a domicilio, senza bisogno di andare ad affollare i pronto soccorso. Qual è il risparmio, l’utilità e il vantaggio di fronte a un servizio, come quello di continuità assistenziale che, per quanto perfettibile, come si è detto, costa solo lo 0,3% dello stanziamento totale?

L’impressione è un po’ che non si siano messe a sistema tutte queste modifiche che si stanno apportando in vari ambiti della realtà medica e sanitaria nazionale.

Guardi, secondo me il problema è che stiamo andando verso un sistema misto pubblico integrativo, senza che questo sia governato nell’ambito di una cornice legislativa.

Cosa intende?

Non vi è nessuna sede istituzionale dove in pratica si è avviato un dibattito e un confronto su questi temi. Ci sono solamente le dichiarazioni del Ministro, e qualche altra dichiarazione sparsa. La realtà, per chi come me lavora sul territorio, è che la maggior parte delle prestazioni, almeno quelle di base, la gente le sta pagando.

Può fare una stima?

Siamo sui 30 miliardi circa, quindi una cifra enorme che sta continuamente levitando e solo il 4,9% per il momento è intermediato di assicurazione. Ma noi arriveremo al punto in cui l’intermediazione assicurativa sarà assolutamente necessaria perché questo non è un ritmo sostenibile. Ma da nessuna parte si sta cercando di regolamentare quello che sta accadendo.

Per quel che riguarda l’appropriatezza prescrittiva, però, il Ministero alla fine ha dovuto fare un passo indietro.

È stato un passo indietro solo di facciata: con la circolare si è sospeso l’aspetto delle sanzioni. Il tema vero, però, non è quello delle sanzioni: il problema è che si gioca con il significato della parola appropriatezza che viene confuso con quello di erogabilità. I cittadini sono stati confusi da una campagna mediatica assolutamente fuorviante sul Decreto Appropriatezza il cui testo non tiene conto, secondo me, neanche della clinica quotidiana.

Si entra nell’ambito delle valutazioni professionali…

È una situazione che ci lascia l’amaro in bocca perché toglie strumenti alla nostra professione: come non era mai capitato fino a ora – al di là degli obblighi che per legge siamo tenuti a rispettare – la politica è entrata a gamba tesa nell’ambito dell’espressione di quella che è la professionalità del medico.

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