I finti broker e procacciatori di affari provengono dall’Est Europa, ma tra gli acquirenti complici figurerebbero anche molti insospettabili
Ci sarebbero anche numerosi insospettabili tra i quaranta indagati nell’ambito di un’inchiesta della Polizia municipale di Genova, che ha smascherato una gang di rumeni specializzata nel confezionamento di attestati di rischio fasulli. I documenti, come riportato dal Secolo XIX, venivano prodotti utilizzando modelli autentici e quindi venduti a clienti che li presentavano alle compagnie assicurative online per ottenere preventivi Rca e stipulare polizze al prezzo più basso.
A lanciare l’allarme circa un anno fa sono state proprio le stesse agenzie assicurative, insospettitesi dopo aver ravvisato alcune irregolarità nella documentazione presentata da alcuni clienti. Ne è scaturita un’attività di indagine condotta dai vigili del capoluogo ligure con appostamenti, pedinamenti e accertamenti documentali, che ha fatto emergere una trentina di casi illeciti concentrati prevalentemente nel ponente genovese, anche se si sospetta che il traffico possa avere proporzioni molto più ampie.
La frode, inoltre, non riguardava solamente gli attestati di rischio; in alcuni casi venivano proposti a ignari acquirenti, contattati per strada o con il passaparola, contratti assicurativi totalmente falsi che non offrivano in realtà alcuna copertura in caso di incidente. Nel caso degli attestati di rischio, invece, i clienti erano consapevoli e quindi complici; tra questi figurerebbero, tra gli altri, impiegati, professionisti e dipendenti di società di trasporto.
Le frodi alle assicurazioni sono in continuo aumento. Le denunce presentate dalle società di assicurazione sono numerose. Tra le truffe più gettonate vi sono quelle relative alla stipula di contratti e quelle relative a incidenti “truccati”. Rispetto a quest’ultima tipologia, Liguria e Emilia Romagna sono le due Regioni in cui si registrano gli incrementi più significativi delle pratiche sospette, con un aumento rispettivamente dell’8,8 per cento e del 7,7%. Nelle province liguri il 3% di tali finiscono in Procura con l’avvio di procedimenti penali.




