Per il presidente dell’Ordine dei medici del capoluogo siciliano Toti Amato, il modello formativo dei contratti training on the job non può essere in nessun modo una soluzione strutturale

Un modello formativo non adeguato che “non può essere in nessun modo una soluzione strutturale perché nelle aree d’emergenza in pochi minuti bisogna salvare spesso una vita e i giovani tirocinanti non hanno le giuste competenze”. E’ questo il commento il commento del presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Palermo, Toti Amato sui contratti training on the job che anche la Regione siciliana vuole adottare per impiegare nei pronto soccorso siciliani i neolaureati formati con appena 360 ore presso il suo ente di formazione sanitaria Cefpas.

“Al di là delle posizioni favorevoli o meno dei singoli sindacati e associazioni – continua Amato – nel mio ruolo di guida dell’istituzione ordinistica, garante della professione medica nell’interesse della salute dei cittadini e di tutti gli iscritti, soprattutto dei più giovani, ribadisco la stessa posizione della Federazione nazionale dei medici e le tante perplessità che ho già rappresentato all’assessore della Salute Ruggero Razza: i contratti ‘training on the job’ possono essere adottati solo per tamponare nell’immediato la mancanza di 300 medici specialisti urgentisti.

Per il futuro, tuttavia, servono  – sottolinea il vertice dell’OMCeO palermitano – interventi organici e una rete formativa in emergenza-urgenza qualificata e allargata sul territorio, che coinvolga le università e gli stessi ospedali dove potrebbero specializzarsi i giovani medici che frequentano gli ultimi anni di specialistica.

“La carenza di medici d’urgenza – rimarca ancora Amato – è un trend in ascesa”.

“Stabiliamo un tavolo e un calendario di lavori tra le istituzioni coinvolte nello sviluppo di una rete formativa che risponda ai bisogni di domani del sistema sanitario regionale, l’ordine offrirà tutta la collaborazione necessaria”.

“Comprendiamo – prosegue – che l’assessore Razza debba agire velocemente per assicurare salute a tutti e coprire l’enorme sacca vuota di specialisti creata negli anni dalla mancanza di una strategia e di una visione globale del sistema sanitario pubblico. Ma le criticità della soluzione individuata in tutte le regioni sono tante”.

Nello specifico, i tironcinanti, per quanto affidati al tutoraggio dei dirigenti medici che operano nelle strutture ospedaliere, “non possono avere le competenze necessarie per intervenire in situazioni difficili, che solo una formazione pluriennale e specifica può garantire”.

Inoltre, “non è detto che il paziente in condizioni critiche, trovandosi di fronte a un giovane medico, possa sentirsi ‘al sicuro”.

“E poi – conclude – il presidente dell’OMCeO – c’è anche un aspetto assicurativo sulle responsabilità non indifferente. I tirocinanti guadagnerebbero 22mila euro lordi all’anno con un contratto a tempo determinato di due. In un panorama generale, che vede tutti i medici nel mirino di pazienti insoddisfatti fagocitati dai avvocati senza scrupoli, dovrebbero sostenere anche i costi di una copertura assicurativa professionale. Un altro peso che non potrebbero reggere”.

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