Scotti: per aumentare le coperture vaccinali antinfluenzali auspicabile allargare la campagna di immunizzazione almeno alle prime settimane di gennaio

Le coperture vaccinali antinfluenzali della scorsa stagione (2018/2019) risultano, secondo i dati pubblicati dal ministero della Salute, sostanzialmente stabili (15,8%) rispetto all’anno precedente (15,3%). Fra gli ‘over 65’, invece, principali destinatari della campagna vaccinale antinfluenzale, dalla stagione 2015/16 l’andamento della copertura ha sempre mostrato un costante aumento, arrivando al 53% lo scorso anno.

Nel 2019-2020 però, “si punta ad aumentare il numero di persone vaccinate del 10-15%” Questo l’obiettivo fissato dal segretario generale della FIMMG, Silvestro Scotti. Per raggiungerlo – afferma il rappresentante dei medici di famiglia all’AdnKronos Salute – “penso sarebbe auspicabile allargare la campagna di immunizzazione almeno alle prime settimane di gennaio, soprattutto se si dovessero verificare ritardi nella consegna dei vaccini negli studi dei medici di famiglia”.

I vaccini, infatti, negli ambulatori dei medici di famiglia “non sono ancora disponibili”. Si trovano a pagamento in farmacia, perché le farmacie hanno meccanismi privatistici per l’approvvigionamento dei prodotti.

“Noi – sottoliena il segretario – siamo in attesa di una circolare ministeriale per la settimana prossima, e poi si avvierà la distribuzione dei vaccini. I tempi sono legati a meccanismi organizzativi: alcune Asl consegnano i prodotti direttamente, altre prevedono il ritiro presso i loro magazzini, con possibili disagi e ‘code’”.

“Il nostro obiettivo – aggiunge ancora Scotti – è aumentare le coperture vaccinali soprattutto nelle categorie a rischio, perché bisogna ricordare che l’influenza può portare a complicanze anche mortali. Certo che, se i vaccini li consegnano la prima o la seconda settimana di novembre, avrò solo un mese, un mese e mezzo per realizzare tutto il processo: per questo, penso sarebbe opportuno allungare la campagna vaccinale fino alle prime settimane di gennaio, invece che chiuderla al 31 dicembre. La durata della campagna – conclude – si riflette molto sulla copertura vaccinale, perché i medici non fanno solo quello: hanno i pazienti da visitare, soprattutto quelli che si infettano perché non vaccinati”.

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