L’Associazione avvocatura diritto infermieristico diffida il Policlinico Umberto I di Roma per la “violazione sistematica” dei diritti dei lavoratori in questa fase caratterizzata dall’emergenza Coronavirus

“Gli infermieri non sono carne da macello! Con la giustificazione del coronavirus si sta assistendo alla violazione sistematica e reiterata di diritti di natura costituzionale che interessano la dignità della persona e dei lavoratori”. E’ uno dei passaggi della lettera di diffida indirizzata dall’Aadi (Associazione avvocatura diritto infermieristico) al Prefetto di Roma e al direttore generale dell’Azienda ospedaliera Policlinico Umberto I. Una missiva in cui – come riporta il sito Nurse times – si denuncia, in questi giorni difficili caratterizzati dall’emergenza legata al coronavirus, l’abbandono del personale infermieristico, “senza linee guida e quindi in totale anarchia confusionale”.

Tra gli episodi contestati, ad esempio, la simulazione di una precettazione di un infermiere da parte di una coordinatrice infermieristica o ancora le chiamate da parte di alcuni coordinatori sui cellulari privati di alcuni infermieri per richiamarli in servizio nonostante fossero in malattia con tanto di certificato medico della ASL.

Sempre al Policlinico il 5 marzo, a seguito di un caso di positività in neurologia B, sarebbero stati chiamati gli infermieri che avrebbero dovuto iniziare il turno successivo per informarli che avrebbero dovuto sospendere il servizio di assistenza e isolarsi in casa. Il tutto telefonicamente e senza assumersi alcuna responsabilità, tanto che non sarebbe neppure possibile tracciare l’origine di tale disposizione d’ufficio.

E ancora, approfittando della dedizione degli infermieri, alcuni primari pretenderebbero che detto broncoaspiri i pazienti senza indossare la mascherina, con ovvi rischi infettivi dovuti alla nebulizzazione delle particelle organiche potenzialmente infette nella zona di aspirazione. In clinica odontoiatrica sarebbero state consegnate solo 5 mascherine FFP3 che dovrebbero durare per una settimana, nonostante nel servizio insistano 10 operatori che respirano la nebulizzazione dell’attività di fresa e di ablazione.

Nonostante tutto – sottolinea l’Aadi – questi professionisti continuano a prestare assistenza ai cittadini, a dimostrazione della loro professionalità e abnegazione; ciò però non permette di gettarli, senza alcuna protezione, nel caos più totale.

“Comunque, non si comprende per quale motivo le aziende ospedaliere stiano agendo nel silenzio più assurdo e senza lasciare traccia degli isolamenti imposti agli infermieri, né si comprende per quale motivo non aiutino le famiglie composte da genitori infermieri che, rientrati in servizio, non sanno a chi affidare i propri figli minori (considerando la frettolosa ed inopportuna chiusura delle scuole senza provvedere un sostegno sostitutivo)”.

“Non si comprende neppure quale tipo di mascherine debbano indossare, quando debbano indossarle e per quanto tempo; fatto sta che le mascherine sono pochissime e vengono indossate fino a quando si lisano per la troppa umidità assorbita nella fase espiratoria. Per ultimo, appare contraddittorio impedire agli infermieri di indossare la mascherina FFP3 a scopo precauzionale perché allarmerebbe la cittadinanza, quando i mass-media non fanno altro che parlare anche a sproposito dell’infezione”.

Per l’Aadi, l’art. 2087 C.C. impone al datore di lavoro di adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

“Non appare, a questa Associazione, che delle mascherine possano essere considerate presidi impegnativi ed esosi che non possono essere affrontati dalle amministrazioni pubbliche per tutelare la salute di chi sta offrendo la propria vita e le proprie capacità per il bene collettivo. Per tali motivi  si invita chi di dovere a fornire, tempestivamente, tali mezzi di protezione. Invito, pertanto, chi di dovere ad istruire un tavolo tecnico per emanare direttive organizzative specifiche, utili a sostenere, di volta in volta, il personale profuso in prima linea alle cure dei pazienti infettati e bisognosi di assistenza”.

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