La Federazione dei medici di medicina generale chiede, a tutela dei camici bianchi, che nelle zone a rischio contagio da Covid-19 si possano rilasciare i certificati di malattia senza visita, ma sulla base del solo dato anamnestico

“Convocare con la massima urgenza un incontro con tutte le autorità competenti per adottare ogni misura utile e necessaria a garantire il lavoro in sicurezza dei medici della medicina generale rispetto all’emergenza dettata da Covid-19 e in relazione a quanto previsto dall’INPS per i medici della medicina legale”. È quanto chiede la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Lunedì 24 febbraio, la Direzione generale dell’INPS ha infatti diramato indicazioni con le quali ha disposto la chiusura delle strutture territoriali dei Comuni della zona rossa, la necessità di concordare con le autorità competenti l’eventuale sospensione dei servizi al “front end” fisico per i territori della Lombardia. E ancora, la sospensione del servizio degli sportelli di linea e la consulenza su appuntamento per i territori della zona rossa, la sospensione temporanea delle visite assistenziali e previdenziali presso le UOC/UOST medico legali e la sospensione temporanea delle convocazioni in sede dei lavoratori.

“Nell’ambito di queste misure – sottolinea il segretario generale della Fimmg, Silvestro Scotti – sorprende che nessun analogo strumento preventivo sia stato definito per i medici di medicina generale. Nonostante questa tematica sia stata già esposta al tavolo di Lavoro del 23 febbraio. Mentre è noto che i medici di medicina generale costituiscono il presidio di primo contatto fondamentale tra i pazienti ed il Servizio Sanitario Nazionale e regionale. È grave che non si sia tenuta in alcuna considerazione la circostanza per la quale, ad oggi, già diversi medici di medicina generale risultano essere in quarantena, proprio in ragione del loro contatto diretto con pazienti affetti da Covid-19”.

La Federazione ricorda che i medici di medicina generale sono di fatto lo strumento principale di cui il Sistema Sanitario dispone per massimizzare la celerità, l’efficacia e l’efficienza della risposta assistenziale nella situazione esistente.

L’esigenza, strategica in questa situazione di potenziale aumento dei casi di Covid-19, è quella di evitare in tutti i modi possibili che i medici di medicina generale possano essere esposti al rischio di contagio. “Solo in questo modo –prosegue Scotti – si potrà scongiurare il rischio che migliaia di pazienti rimangano privi della fondamentale assistenza sanitaria offerta da tutti i colleghi. Non considerare questo scenario ci espone a prevedibili nefaste ricadute, innanzitutto a carico dell’apparato ospedaliero e di assistenza emergenziale e, quindi, al Sistema Sanitario nel suo complesso”.

“Si tenga conto – sottolinea ancora il Segretario generale – che il contagio che potrebbe verificarsi a carico di un medico di medicina generale inevitabilmente, per tutto il periodo di incubazione virale, esporrebbe il professionista a stretti e molteplici contatti con i propri pazienti, con prevedibili effetti esponenziali nella trasmissione della patologia con particolare riferimento alla platea di pazienti più suscettibili per rischio complicanze o morte che frequentano costantemente i nostri ambulatori”.

Di qui la richiesta di adottare misure, anche a livello provinciale, oltre che regionale e nazionale, che siano in grado di scongiurare tali effetti paralizzanti per il sistema sanitario e del tutto deleteri per la salute pubblica.

Provvedimenti che devono concretizzarsi nella individuazione di idonee misure preventive dirette a salvaguardare, per il tramite della salute del medico di medicina generale, la salute collettiva e che siano, dal punto di vista sostanziale, quantomeno equivalenti a quelle adottate dall’INPS.

La Fimmg chiede poi che si consideri, in maniera urgente, la possibilità di autorizzare i medici di medicina generale in servizio nei territori interessati dai provvedimenti adottati dall’INPS a redigere telefonicamente i certificati di malattia, nei casi sospetti caratterizzati da febbre o affezioni delle vie respiratorie senza la constatazione diretta ambulatoriale o domiciliare, bensì sulla base del solo dato anamnestico, esonerandoli anche in virtù del disposto di cui all’articolo 54, comma 1, del Codice penale, da qualsiasi forma di responsabilità soprattutto in assenza o carenza di fornitura dei Dispositivi di protezione individuale.

“Il medico – conclude Scotti – è tenuto a rilasciare al cittadino certificazioni relative al suo stato di salute che attestino dati clinici direttamente constatati o oggettivamente documentati. In questa situazione epidemiologica è ovvio che è necessario evitare che il medico di medicina generale possa venire a contatto, in occasione di visite con i propri pazienti, con fonti di contaminazione virale che potrebbero risolversi in un suo contagio”.

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