La causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131 bis c.p., nel giudizio di legittimità, può essere rilevata d’ufficio, anche se non dedotta nel corso del giudizio di appello: assolto il datore per l’incidente sul lavoro subito da un proprio dipendente

L’incidente sul lavoro

La Corte di appello di Milano aveva condannato il titolare di una s.r.l. alla pena di duecento euro di multa in relazione ai reati di cui all’art. 590 c.p., commi 2 e 3, art. 583 c.p., comma 1, perché in qualità di datore di lavoro ometteva di mettere a disposizione dei propri dipendenti attrezzature conformi alle disposizioni normative; perciò, era stato ritenuto responsabile della lesione personale grave subita da un operaio meccanico, consistita nella amputazione netta a livello dell’articolazione interfalangea distale, dalla quale derivava un indebolimento permanente della mano. L’incidente sul lavoro si era verificato allorché il l’uomo, mentre era intento a tagliare pezzi metallici mediante l’impiego di una sega a nastro orizzontale, nel raccogliere manualmente degli sfridi di lavorazione, urtava con la mano sinistra la lama in movimento, in un tratto non adeguatamente protetto, procurandosi l’infortunio.

Secondo la Corte di merito, la particolare gravità del fatto non consentiva di ritenere astrattamente configurabili i presupposti per la non punibilità.

Contro la citata sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione all’asserita violazione delle regole cautelari; la violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla condotta del lavoratore che, a sua detta, rivestiva i caratteri dell’abnormità o dell’esorbitanze; ed infine, la violazione di legge e vizio di motivazione per mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis c.p..

Il primo motivo è stato ritenuto infondato (Corte di Cassazione, Quarta Sezione Penale, sentenza n. 656/2020).

Nell’attribuire profili di colpa specifica al datore di lavoro, la corte d’appello si era conformata alla consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo cui, in caso di incidente sul lavoro, la responsabilità del costruttore, nell’ipotesi in cui l’evento dannoso sia stato provocato dall’inosservanza delle cautele antinfortunistiche nella progettazione e fabbricazione della macchina, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro utilizzatore della macchina, giacché questi è obbligato ad eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti chiamati ad avvalersi della macchina. A tale regola, fondante la concorrente responsabilità del datore di lavoro, si fa eccezione nella sola ipotesi in cui l’accertamento di un elemento di pericolo nella macchina o di un vizio di progettazione o di costruzione di questa sia reso impossibile per le speciali caratteristiche della macchina o del vizio, impeditive di apprezzarne la sussistenza con l’ordinaria diligenza, per esempio, allorquando il vizio riguardi una parte non visibile e non raggiungibile della macchina (Sez. 4, n. 1216 del 26/10/2005).

Coerentemente coi principi sopra ricordati, i giudici del gravame avevano evidenziato che l’eventuale colpa del lavoratore non esime il datore di lavoro dalla sua responsabilità per colpa specifica, occorrendo la dimostrazione dell’adozione da parte di quest’ultimo di tutte le cautele possibili e di impedire prevedibili comportamenti imprudenti del dipendente.

La responsabilità del datore di lavoro

La Corte territoriale aveva, infatti, logicamente individuato nell’omessa completa riparazione della sega a nastro la causa della lesione; aveva poi legittimamente ritenuto indispensabile la sicurezza delle macchine messe a disposizione ed utilizzate dagli operai per evitare infortuni e aveva affermato che il datore di lavoro doveva garantire tale conformità e mantenerla nel tempo mediante idonei programmi di manutenzione.

Anche il secondo motivo di ricorso è stato ritenuto infondato. Impossibile parlare di comportamento abnorme del lavoratore poiché quest’ultimo stava adottando una procedura esecutiva meno sicura, ma resa possibile proprio dalla conformazione della macchina, per cui tale condotta non poteva esser stata da sola idonea ad interrompere il nesso causale con l’evento verificatosi.

Tanto premesso la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata per essere il reato non punibile per particolare tenuità del fatto.

Decisivi ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità sono stati: a) la mancata indicazione di precedenti penali, circostanza da cui era stato possibile desumere l’incensuratezza dell’imputato; b) l’avvenuto risarcimento del danno; c) la valutazione di non eccessiva entità del fatto tenuto conto della condanna ad una pena solo pecuniaria, in entità estremamente ridotta già con la sentenza di primo grado; d) l’acclarata esclusione della possibilità di qualificare la perdita della falange come indebolimento permanente.

Ed invero, secondo il consolidato orientamento di questa Corte,” ai fini dell’applicabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis c.p., il giudizio sulla tenuità dell’offesa dev’essere effettuato con riferimento ai criteri di cui all’art. 133 c.p., comma 1, ma non è necessaria la disamina di tutti gli elementi di valutazione previsti, essendo sufficiente l’indicazione di quelli ritenuti rilevanti” (Sez. 6, n. 55107 del 08/11/2018).

L’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

Inoltre, “la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131 bis c.p., nel giudizio di legittimità, può essere rilevata d’ufficio, in presenza di un ricorso ammissibile, anche se non dedotta nel corso del giudizio di appello pendente alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 16 marzo 2015, n. 28, a condizione che i presupposti per la sua applicazione siano immediatamente rilevabili dagli atti e non siano necessari ulteriori accertamenti fattuali a tal fine” (Sez. 3, n. 12906 del 13/11/2018; Sez. 2, n. 49446 del 03/10/2018; Sez. 1, n. 27752 del 09/05/2017).

La redazione giuridica

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