Per il Sindacato troppi medici sono costretti a rinunciare ai crediti formativi Ecm per coprire turni e carenze

“Sanzionare chi non raggiunga il numero di crediti formativi richiesti per legge? E allora, come vengono sanzionate le aziende sanitarie e gli enti del SSN che, per carenze croniche, fanno assorbire nell’attività assistenziale le ore settimanali da destinare a formazione, aggiornamento e didattica di medici e veterinari? Chi supporta il medico per le centinaia di ore di straordinario lavorate e non retribuite, i milioni di giorni di ferie non godute per carenze di organico, che lo costringono a comprimere le ore di formazione e a ricorrere quasi esclusivamente alla formazione a distanza? Davvero le aziende ospedaliere pianificano le attività dei propri medici tenendo conto delle necessità formative del personale in modo che sia un vero processo di accrescimento di competenze a corredo del quotidiano esercizio della professione?
È da questi interrogativi che parte l’iniziativa di CIMO con formale diffida a tutte le aziende sanitarie a tutela dei diritti dei dirigenti medici del SSN. Il sindacato dei medici chiede che entro 30 giorni siano attivati o ripristinati gli strumenti e i tempi a disposizione dei loro medici e veterinari da dedicare ad un effettivo aggiornamento professionale nell’ambito delle ore lavorative istituzionali.

“Un diritto dei medici e un dovere per l’adeguatezza delle cure”.

“Le polemiche di questi giorni sull’aggiornamento dei medici italiani aprono una profonda riflessione su come viene percepita la formazione all’interno delle strutture sanitarie, soprattutto pubbliche – commenta Guido Quici, presidente nazionale CIMO – e il sistema degli ECM rischia di essere vissuto come adempimento burocratico da rincorrere piuttosto che un effettivo e ricercato processo di aggiornamento del medico. In primo luogo, la condizione attuale è che le ore di formazione sono negate perché di fatto dirottate su altre attività a copertura dei turni di reparto o di guardia, costringendo i medici a ricorrere quasi esclusivamente alla formazione a distanza se non, in molti casi, neanche a quella. In sintesi, se un medico non si aggiorna sarà sanzionato, se lo stesso medico intende aggiornarsi gli viene impedito per problemi di turni o di carenza di personale. In secondo luogo – aggiunge Quici – l’attuale sistema ha un ricorso troppo marginale a strumenti formativi quali l’addestramento sul campo, il mantenimento delle competenze specialistiche, il retraining, l’attività di tutoraggio, l’attività didattica: tutte attività che potrebbero essere più adeguatamente riconosciute in ambito formativo ma, soprattutto, svolte in ambito aziendale attraverso una corretta pianificazione interna delle attività nell’ambito del quotidiano esercizio della professione”.
“È una situazione insostenibile, anche perché – rileva il presidente CIMO – le aziende impegnano sempre meno risorse per la formazione, tanto che tra il 2010 e il 2016 la spesa delle aziende sanitarie e ospedaliere è diminuita del 32,55% passando da 147,8 mln a 99,7 mln di euro con una spesa pro-capite ridotta da 214,68 a 153,77 euro, in alcune realtà anche inferiore a 10 euro pro capite”.
La vera questione – secondo l’Associazione – è quanto viene omesso o eluso dalle aziende in merito agli obblighi contrattuali su formazione e aggiornamento del proprio personale, “che rende ancor più scandalosa la costante modalità da “fake news” che vuole attribuire ad ipotetiche manchevolezze della classe dirigenziale medica qualunque disfunzione che caratterizzi l’erogazione delle prestazioni dovute all’utenza secondo la missione del SSN”.
 
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