Disposto un risarcimento di 300mila euro in favore della famiglia di un 39enne morto nel 2014 poco dopo le dimissioni dall’ospedale di Cortona con una diagnosi di ernia iatale

Il Tribunale civile di Arezzo ha condannato la Usl Toscana Sud Est a versare un risarcimento di 300mila euro alla famiglia di un 39enne deceduto nell’ottobre del 2014. Il giovane era morto subito dopo essere stato dimesso con una diagnosi di ernia iatale dal Pronto soccorso del nosocomio di Cortona.
La vittima, come ricostruisce La Nazione, si era presentata in ospedale accusando un malore. Era stato visitato e dimesso con codice verde dopo circa tre ore e mezzo. Mentre tornava a casa alla guida della sua vettura, tuttavia, era stato stroncato da un attacco cardiaco.

Secondo i giudici a causare la morte sarebbe stata proprio una dimissione precoce del paziente.

Il personale sanitario, in base all’ipotesi accusatoria, non avrebbe rispettato le linee guida che avrebbero imposto, in un caso del genere, un monitoraggio più prolungato. Se l’uomo fosse stato trattenuto la fibrillazione finale sarebbe stata affrontata e risolta.
La vicenda aveva visto l’archiviazione del fascicolo per omicidio colposo aperto a carico  di quattro sanitari, tra medici e infermieri, che ebbero in cura la vittima. Sul fronte penale era stata accolta la tesi sostenuta dal Pm relativa all’insussistenza di un nesso di causa tra le dimissioni e il decesso. A detta del magistrato inquirente il paziente avrebbe sofferto di un’anomalia cardiaca.
Sia la perizia medico legale di parte che quelle richieste dal Giudice in sede civile, invece, non fanno riferimento all’esistenza di cause congenite. I consulenti del Tribunale, in particolare, avrebbero evidenziato chiaramente il rapporto di causalità tra le omissioni dei sanitari e il decesso del 39enne. Da qui il verdetto che impone all’Azienda sanitaria di risarcire i familiari della vittima.
 
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