Cura Italia: Cgil Cisl Uil Fp, per personale SSN risposte inadeguate

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Le associazioni sindacali del pubblico impiego evidenziano come il testo di conversione del Decreto Cura Italia non affronti il nodo del riconoscimento economico per il contributo di professionalità e di sacrificio personale degli operatori sanitari

“Ancora annunci, ma nessun atto che concretamente faccia corrispondere un riconoscimento vero alle tante belle parole spese per ringraziare il personale sanitario“. Questo il commento delle tre sigle sindacali del Pubblico Impiego di Cgil, Cisl e Uil in relazione al testo di conversione del Decreto Legge n.18/2020, cosiddetto Cura Italia.

“I nostri professionisti – sottolineano le Associazioni – sono descritti come eroi. Tuttavia, alla prova dei fatti, ancora una volta non si vuole affrontare il nodo del riconoscimento economico per il contributo di professionalità e di sacrificio personale che hanno dato e stanno dando per l’emergenza sanitaria”.

Le segreterie nazionali delle tre organizzazioni evidenziano come non sia stata recepita nessuna delle soluzioni emendative proposte per avere più risorse e più flessibilità di utilizzo delle poche previste.

“Orari di lavoro dilatati, turni senza soluzione di continuità, tutto determinato dall’esigenza di non sguarnire reparti che si affollano, di minuto in minuto, di pazienti affetti da Covid19 da curare senza una terapia specifica, con difficoltà nei processi diagnostici, in carenza di ventilatori, senza protocolli omogenei che da subito definissero percorsi separati dai pronto soccorso alle degenze. Questo – affermano – è lo scenario che molti professionisti si trovano a dover affrontare oramai da oltre tre mesi”.

La risposta del Governo, tuttavia, non coglierebbe il dramma umano e professionale che i lavoratori hanno vissuto in prima linea e sulla propria pelle.

“In queste ore – concludono  – è in corso un confronto con le Regioni, con molte delle quali abbiamo o stiamo definendo accordi per dare un riconoscimento tangibile a tutti gli operatori impegnati nell’emergenza, per chiedere insieme al Governo che nel Dpcm prossimo siano garantite risorse adeguate, da erogare utilizzando veicoli normativi che permettano di superare vincoli, resistenze burocratiche e scarsità di risorse. Dalle indennità per malattie infettive, alla turnistica usurante e alle deroghe sull’orario di lavoro, non si può accettare che chi salva la nostra vita rischi in prima persona e si veda anche svalorizzato. Un Paese civile premia chi promuove il benessere della collettività. Senza sanità siamo tutti più fragili e il paese non riparte, per questo diciamo al Governo che non c’è Fase2 senza interventi a sostegno della sanità e che il tempo è scaduto visto che ci sono pochi giorni per non deludere le aspettative legittime del personale”.

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