Secondo i consulenti della Procura il decesso post trapianto del ricevente sarebbe dovuto a un’insufficienza d’organo primaria
Il rischio di esito sfavorevole era da considerarsi standard. “Le anomalie riscontrate nel cuore del donatore potevano al più allertare gli operatori per un monitoraggio stretto post- trapianto; ma niente avrebbero potuto fare con l’insufficienza d’organo appalesatasi immediatamente dopo il trapianto”. Sono queste le conclusioni degli esperti incaricati dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sul decesso post-trapianto di un paziente all’Ospedale San Camillo di Roma.
L’uomo, un sessantenne cardiopatico aveva ricevuto il cuore prelevato all’Ospedale San Raffaele di Milano da un 48enne meneghino. Era morto nel settembre del 2016 in seguito al trapianto. Il decesso aveva determinato l’apertura di un fascicolo per omicidio colposo; alla base dell’inchiesta, successivamente passata per competenza da Roma a Milano, i dubbi scaturiti in relazione all’idoneità del donatore. Nel registro degli indagati erano finiti i nomi di 5 medici, due del San Raffaele e 3 del San Camillo.
I consulenti hanno depositato la loro relazione dopo aver preso in rassegna tutta la documentazione clinica del donatore e del ricevente.
A loro avviso è da escludere “la presenza di anomalie morfologiche strutturali ed aritmiche sul cuore del donatore”.
Secondo i periti “il matching donatore-ricevente era rispettato per compatibilità antropometrica ed immunologica”. Pertanto, “in un’ottica ex ante” è stato stabilito che il donatore dell’organo cuore “non presentava caratteristiche che controindicassero il prelievo”; l’organo donato “risultava idoneo al trapianto”.
Le conclusioni sono le stesse anche per quanto riguarda la “valutazione ex post”, ovvero dopo la revisione di tutta la documentazione e dello stesso cuore, conservato in formalina.
Il donatore, quindi, “rientrava nei criteri di idoneità alla donazione cardiaca”. La morte del ricevente, pertanto, sarebbe dovuta a “un’insufficienza d’organo primaria”, che sarebbe “tutt’altro che infrequente dopo un trapianto cardiaco”.
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