Il diritto dell’interessato a percepire l’indennità di accompagnamento scatta dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa (Cassazione Civile, sez. lav., Ordinanza n. 706 del 18 gennaio 2021)

L’Inps ricorre in Cassazione onde vedere riformata la sentenza della Corte d’Appello di Roma che in parziale accoglimento del gravame avverso la sentenza di primo grado, che aveva accolto la domanda volta al riconoscimento dell’assegno di invalidità civile dal 1.11.2010 al 12 agosto 2011 e dal 13 agosto 2011 dell’assegno sociale di cui alla L. n. 335 del 1995 e rigettato la domanda volta ad ottenere l’indennità di accompagnamento, ha dichiarato il diritto dell’interessato a percepire l’indennità di accompagnamento dall’1.8.2010 anziché dall’1.11.2010 come accertato in primo grado.

La Corte d’Appello rilevava che il primo Giudice erroneamente riteneva che la domanda amministrativa relativa alla pensione fosse stata presentata l’8 ottobre 2010, mentre in realtà la data era quella del 13 luglio 2010, per cui il primo giorno del mese successivo era il primo agosto 2010 e non il primo novembre 2010 visto che la CTU accertava la sussistenza dei requisiti sanitari sin dalla data di presentazione della domanda amministrativa.

L’INPS deduce la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 156 e 161 c.p.c. e la nullità della sentenza impugnata per contrasto evidente tra le ragioni poste a sostegno della motivazione e le conclusioni espresse in dispositivo, ove si afferma il diritto ad una diversa prestazione.

Deduce, inoltre, violazione di legge per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento avendo il CTU accertato solo la totale invalidità.

Gli Ermellini ritengono il ricorso inammissibile.

Evidenziano che, nel rito speciale del lavoro, in caso di contrasto tra motivazione e dispositivo, deve attribuirsi prevalenza a quest’ultimo che, acquistando pubblicità con la lettura in udienza, cristallizza stabilmente la decisione assunta nella fattispecie concreta, mentre le enunciazioni della motivazione incompatibili con il dispositivo devono considerarsi come non apposte ed inidonee a costituire giudicato.

Tale insanabilità può essere esclusa solo quando sussiste una parziale coerenza tra dispositivo e motivazione, divergenti solo da un punto di vista quantitativo, e la seconda sia ancorata ad un elemento obiettivo che inequivocabilmente la sostiene.

Ciò posto, gli Ermellini affermano che la divergenza tra il contenuto della motivazione inerente la esatta decorrenza del diritto alla erogazione della pensione di inabilità, già riconosciuto in primo grado – ed il dispositivo che accerta la decorrenza dell’indennità di accompagnamento, prestazione neanche oggetto del giudizio d’appello, consente di comprendere il contenuto della statuizione che non può che riferirsi alla pensione di inabilità, unica prestazione di cui si discuteva.

Pertanto, i motivi posti al vaglio della cassazione, sono inerenti a errori materiali emendabili con le procedure ordinarie stabilite dal Codice di procedura civile.

Il ricorso viene dichiarato inammissibile e l’Inps condannata al pagamento delle spese di giudizio.

Avv. Emanuela Foligno

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