La Cassazione chiarisce che in caso di diagnosi tardiva, il medico non è responsabile se il decesso del paziente era “più probabile che non” anche senza ritardo. La sentenza conferma il rigore nell’accertamento del nesso eziologico in ambito sanitario. Non basta l’inadempimento dei sanitari per configurare la perdita di chance se l’evento morte risulta, secondo il criterio del “più probabile che non”, inevitabile anche in assenza di ritardo diagnostico (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 2 marzo 2026, n. 4709).
Il caso: una diagnosi tardiva in emergenza
La vicenda trae origine dal decesso di un paziente giunto al Pronto Soccorso con sintomi inizialmente attribuiti a un’ingestione alimentare, ma riconducibili a un aneurisma toraco-addominale dell’aorta…





