Discopatie non sono correlabili all’infortunio sul lavoro. E’ la tematica trattata dal Giudice del Lavoro e successivamente dalla Corte d’Appello (Corte Appello Bari, Sez. Lavoro, Sentenza del 09/12/2021-RG n. 805/2017).

Discopatie non sono correlabili all’infortunio sul lavoro e, pertanto, non vengono riconosciute dall’Inail.

Il Giudice del Lavoro di Foggia rigettava la domanda finalizzata al riconoscimento dell’aggravamento dei postumi conseguenti all’infortunio sul lavoro, per il quale il lavoratore aveva ottenuto, in un primo momento, il riconoscimento di una rendita del 14%, poi venuta meno in seguito a visita di revisione che aveva riconosciuto un’invalidità del 4% (confermata in sede giudiziale in data 29.1.2002).

Avverso tale decisione propone appello il lavoratore, criticando la carenza di motivazione della sentenza , non avendo essa correttamente interpretato la domanda alla luce del contenuto complessivo della narrativa del ricorso, domanda che non era affatto circoscritta “al danno biologico”.

Il CTU nominato in secondo grado, ha confermato che “la documentazione sanitaria allegata in atti, ed in particolare le risultanze delle indagini strumentali, consentono di affermare che i postumi permanenti dell’infortunio sul lavoro subito il 26.9.1990 (inizialmente quantificati nel 14%) successivamente ridotti al 4% dall’Inail nel febbraio 1996, non si sono aggravati……e le discopatie non sono correlabili all’infortunio ”.

Il CTP dell’istante, in sintesi, lamenta che “l’intervento di microdiscectomia LS – S1 nel tentativo di alleviare la sofferenza patita – discectomia resa vana da una recidiva documentata con RMN nel 2007 e 2010 – e la “copiosa documentazione di visite specialistiche e indagini strumentali prodotta negli anni a seguire non testimoniano una stabilità del quadro anatomo – clinico, ma un suo inesorabile peggioramento”, tanto è vero che “nella documentazione citata nella relazione del CTU si fa menzione ad una RMN della colonna del 2010 in cui viene rilevata una impronta sul sacco durale della protrusione L1 -L2, assente nei precedenti esami. Segno incontrovertibile di un peggioramento del quadro radiologico e clinico”.

Sul punto il CTU replica che “per configurare un infortunio indennizzabile è necessario accertare concretamente l’entità traumatica dell’atto lavorativo in questione (anche se ordinario ed usuale), nel caso specifico, e i caratteri dell'”abnormità”, divenendo, in tal modo, effettivamente responsabile della repentina rottura di un equilibrio preesistente, ancor ché precario. Appare essenziale quindi non tanto la gravità del danno constatato, quanto la valutazione della concreta efficienza causale dell’atto lavorativo compiuto. Inoltre, qualora la c.d. preesistenza abbia agito anche come “concausa di inabilità”, dovrà essere applicata la formula di Gabrielli ex art. 79 T.U. (ad es. distacco di retina in soggetto con grave miopia preesistente), sempreché l’inabilità preesistente sia quella derivante dall’infortunio (come di regola accade nelle lesioni della colonna). Non si può ammettere che una lesione interessante esclusivamente le parti molli possa modificare peggiorativamente ed in modo permanente una condizione discoartrosica vertebrale preesistente. Per quanto riguarda invece l’ernia discale, allorché sia accertata la dipendenza causale con l’evento traumatico, occorre procedere alla valutazione del danno lavorativo, tenendo conto di eventuali preesistenze extralavorative.”

Tuttavia, la conclusione del CTP di “grave sofferenza pluri radicolare documentata da esami elettromiografici successivamente attribuiti alla comparsa di discopatie traumatiche a carico di L1 -L2, L3 -L4, L4 -L5” (patologia,  in definitiva motivatamente condivisa dal CTU, atteso che la suddetta discopatia , anche alla luce di un criterio altamente probabilistico tra l ‘altro supportato dalle considerazioni mediche che precedono, ha genesi extra lavorativa e non associata al lontano e pregresso infortunio occorso), “trattandosi di patologie che avvengono nella stragrande maggioranza della popolazione generale come degenerazione tipica del tratto lombare, per cui le suddette discopatie non sono correlabili all’infortunio sul lavoro occorso”.

Il gravame viene respinto.

Avv. Emanuela Foligno

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