Confermata la responsabilità del dipendente comunale per le lesioni riportate da un pedone in seguito a una caduta dovuta a un dislivello nel marciapiede

La Cassazione ha respinto, con sentenza n. 33990/2021, il ricorso di un uomo giudicato responsabile, nella sua qualità di responsabile dell’area tecnica del settore lavori pubblici di un Comune, del reato di cui all’art. 590 cod. pen. per aver cagionato per colpa lesioni personali a un pedone che aveva riportato la frattura della rotula in seguito a una caduta dovuta a un dislivello nel marciapiede.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente aveva lamentato il vizio della motivazione per essere la prova manchevole quanto allo stato del marciapiede e quindi alla relazione causale tra le condizioni dello stesso e la caduta della danneggiata mentre, a suo dire, esisteva la prova della carenza di diligenza da parte di quest’ultima. Con ulteriore motivo lamentava che il giudice avesse ritenuto provato che la parte lesa fosse caduta per la presenza di un dislivello perché mancante la prova di una causa diversa; egli avrebbe dovuto motivare sulla base di una prova positiva dell’elemento determinante per il sinistro. Infine, in relazione all’affermazione dei Giudici del merito secondo cui l’imputato avrebbe dovuto segnalare la presenza del dislivello, osservava che l’UTC aveva valutato la non necessità di porre cartelli di pericolo perché questo non risultava presente; dato comprovato dall’assenza di altri incidenti.

Dal Palazzaccio, tuttavia, hanno ritenuto di non aderire alle argomentazioni proposte.

Come osservato in sentenza, il Giudice di pace aveva ricostruito lo stato dei luoghi al momento del sinistro sulla scorta delle dichiarazioni della persona offesa, del teste presente ai fatti, del sottoufficiale dei Carabinieri che eseguì un sopralluogo, della documentazione fotografica acquisita agli atti del processo e delle dichiarazioni del titolare dell’impresa che aveva eseguito i lavori nel tratto stradale di interesse. Il ricorrente non si era confrontato con l’articolato percorso motivazionale ma aveva estrapolato alcuni brani delle deposizioni di alcuni dichiaranti per poi procedere ad una ricostruzione delle circostanze dell’accaduto che non trovavano conferma nella motivazione impugnata. Tanto valeva anche con riferimento alla mancata segnalazione dello stato di pericolo durante il periodo di sospensione dei lavori in cui si verificò l’incidente. Il ricorrente, prescindendo integralmente da quanto evidenziato nella motivazione impugnata, evocava in modo incongruo lo stato dei luoghi determinatosi tempo dopo l’incidente, quando era stato steso uno strato di cemento per eliminare i dislivelli presenti al passaggio della danneggiata.

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