Le distorsioni di caviglia sono fra i più frequenti traumi presenti nello sport (e non solo). Malgrado questa notevole frequenza spesso si fa confusione sulla diagnosi e sul corretto trattamento. Cerchiamo di fare chiarezza!
Innanzitutto, seguendo un criterio generale, le distorsioni possono essere classificate in 3 gruppi, a seconda della gravità del quadro clinico ed anatomopatologico:
– Grado I (distorsione lieve). Lesione di lieve entità ove il trauma ha causato solo la distensione delle strutture capsulo-legamentose. La sintomatologia è caratterizzata da dolore locale, movimento articolare ridotto e modesto edema senza ecchimosi.
– Grado II (distorsione di media gravità). In questo caso si ha una lesione parziale dei legamenti con stiramento e a volte piccole lesioni della capsula articolare. Si evidenzia soffusione ecchimotica (più evidente dopo le 24 ore), dolore vivo alla pressione sulle strutture lese, edema e impotenza funzionale antalgica.
– Grado III (distorsione di grado elevato). Le distorsioni gravi sono caratterizzate dalla rottura di uno o più legamenti e da ampie lacerazioni capsulari. I sintomi sono simili alla distorsione di II grado ma all’esame clinico appare più evidente l’instabilità articolare.
La diagnosi si basa sulla corretta anamnesi (precedenti traumi dell’articolazione, modalità del traumatismo o infortunio, segnalazione di precedenti difetti di appoggio) e sull’esame obiettivo (punti dolorosi, test dinamici, ecc.), anche se spesso, l’estrema dolorabilità della parte ci imporrà di rivalutare il caso a distanza.
L’indagine radiologica è sempre d’obbligo per escludere lesioni fratturative associate. In caso di dubbio clinico, può essere d’aiuto un esame RNM (Risonanza Magnetica).
La prognosi delle distorsioni collo-piede è generalmente buona ed il trattamento è conservativo nella maggior parte dei casi. Nella fase iniziale ghiaccio (15-20 minuti per 4-5 volte al giorno) e riposo funzionale, sono le regole fondamentali da seguire.
L’immobilizzazione dell’articolazione, soprattutto con tutori funzionali, è fondamentale. Il tutore, al contrario del gesso, può permetterci di effettuare da subito delle terapie antiedemigene (Deep Oscillation). Il periodo di riposo ovviamente, varia con l’entità della lesione, non superandoin genere i 20 giorni, onde evitare l’insorgenza di rigidità articolari ed ipotrofia muscolare.
Il trattamento chirurgico di sutura termino-terminale delle strutture legamentose interessate, trova invece indicazioni limitate ed è solitamente riservato a gravi lesioni legamentose con instabilità importanti.
La riabilitazione, che normalmente inizia dopo la III settimana, ha come obiettivi il ripristino della completa escursione articolare tramite la mobilizzazione sia passiva che attiva; il rinforzo della muscolatura stabilizzatrice dell’articolazione, il recupero della propiocezione (pedane instabili, pedane vibranti, ecc.), percorsi con ostacoli e su sabbia ed infine attività sport-specifica (passo veloce, corsa prima leggera poi più veloce, spostamenti laterali, scatti e salti).
In definitiva quindi possiamo dire che le distorsioni di caviglia sono un’evenienza comune soprattutto nella pratica sportiva a cui va riservata una terapia idonea. Il mancato trattamento o un trattamento non corretto può esitare in una instabilità articolare o in una lassità legamentosa cronica che può impedire al soggetto il completo recupero della performance atletica.
Per tale motivo, dopo la fase riabilitativa sarà il caso di effettuare degli accertamenti podologici e posturologici (stabilometria elettronica) per far sì che l’avvenuto trauma diventi solo un ricordo evitando le, ahimé, frequenti ricadute.
Centro Studi Piede e Postura MeRiBen
Dott. Luigi GIRVASI
Dott. in Podologia Emanuele CUPELLONI



