In pendenza di giudizio di divorzio, il coniuge ha diritto di accedere alle informazioni e ai documenti afferenti le operazioni di natura finanziaria intrattenute dall’altro coniuge con le banche, presentando istanza di accesso amministrativo al Fisco, ai sensi dell’art. 25 L. n. 241/1990

La vicenda

Pendente la causa di divorzio dall’ex marito, la ricorrente aveva presentato istanza all’Amministrazione finanziaria al fine di ottenere informazioni e documenti afferenti le operazioni di natura finanziaria intrattenuti dal coniuge con banche e altri istituti, ai sensi dell’art. 7, comma 6 del D.P.R. n. 605/1973, a partire dall’anno 2009.

Con il provvedimento impugnato l’Agenzia delle Entrate comunicava la sospensione del procedimento di accesso e la relativa richiesta di integrazioni da effettuare utilizzando il procedimento giudiziale di cui all’art. 492 bis c.p.p.

A detta delle ricorrente, la nota dell’amministrazione era da ritenersi quale vero e proprio diniego, in violazione della normativa in tema di accesso e dell’art. 24 della Costituzione, in quanto la giurisprudenza è ormai concorde nel riconoscere il diritto del coniuge, anche in pendenza di una causa di divorzio, di accedere alla documentazione richiesta, al fine di difendere il proprio interesse giuridico, attuale e concreto.

Il Tribunale amministrativo delle Marche ha accolto il ricorso perché fondato (Tar Marche, sentenza n. 658/2019).

Nella specie, il Collegio ha condiviso l’orientamento per cui l’autorizzazione all’accesso alla documentazione citata in caso di divorzio può essere chiesta anche con l’accesso disciplinato dall’art. 25 della l. n. 241/1990. Ciò in quanto “il combinato disposto degli artt. 492 bis c.p. e 155 sexies disp. att. c.p.c., (…) costituisce un semplice ampliamento dei poteri istruttori del giudice già previsti dal c.p.p. ai sensi dell’art. 210 dello stesso codice, ma non rappresenta un’esclusione del diritto d’accesso dei documenti contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari”. Del resto, ha aggiunto il Tar,” manca nella normativa citata un riferimento all’accesso previsto dalla legge n. 241 del 1990, per cui va ritenuto che entrambe le forme di richiesta dei documenti possano essere utilizzate dall’interessata”.

L’interesse giuridico all’accesso agli atti

Quanto poi, all’interesse della ricorrente di accedere agli atti, la giurisprudenza ha più volte affermato che la richiesta di accesso proveniente dal coniuge in causa per il divorzio e l’interesse dello stesso, attuale e concreto, alla cura dei propri interessi in giudizio, sono elementi sufficienti a connotare l’istanza come proposta da soggetto legittimato ed avente interesse attuale e concreto all’ostensione.

Ed invero, nel caso esaminato era pacifico che l’accesso ai dati richiesti dalla parte istante fosse necessario alla luce del procedimento giudiziale in corso. E in ogni caso, – hanno chiarito i giudici amministrativi – “non spetta all’Amministrazione destinataria della richiesta di accesso l’indagine sulla concreta utilità della documentazione richiesta per la difesa dei propri interessi in giudizio.”

La redazione giuridica

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