L’eventuale e rilevante squilibrio tra le posizioni economico-patrimoniali dei coniugi non è condizione necessaria e sufficiente al riconoscimento dell’assegno di divorzio

La vicenda

Dopo aver pronunciato la cessazione degli effettivi civili del matrimonio e aver disposto l’affido condiviso del loro unico figlio, con collocamento prevalente presso la madre, il Tribunale di Milano ha dovuto decidere sulla domanda di assegno divorzile in favore dell’ex moglie.

La donna aveva chiesto che fosse posto a carico del marito un assegno per il suo mantenimento pari a 1.500,00 euro mensili, deducendo che tale somma sarebbe stata necessaria a garantirle uno stile di vita decoroso, in virtù della propria mancata autonomia economica e della sostanziale disparità di posizioni economico-patrimoniali.

Ma la domanda è stata rigettata in quanto priva di fondamento.

A giudizio del Tribunale meneghino (sentenza n. 6665/2019) la donna, nel corso del giudizio, aveva dimostrato di avere piena capacità lavorativa e reddituale: la stessa aveva da sempre svolto la professione di consulente finanziario; attività che le assicurava un’entrata mensile fissa di circa Euro 3.000,00.

Tale circostanza, unita all’età della signora e alla sua formazione, aveva consentito all’adito Tribunale di ritenere accertata la sua specifica capacità lavorativa e dunque, la sua indipendenza economica.

A tal fine, il Tribunale ha anche ricordato che, alla luce dell’attuale orientamento delle S.U. della Corte di Cassazione (sentenza n. 18287/2018) le condizioni economiche e patrimoniali dei coniugi non costituiscano più il punto di riferimento principale per l’attribuzione del diritto ad un assegno di mantenimento poiché le stesse rilevano solo ove eziologicamente connesse al contributo di ciascuno nel corso della vita matrimoniale.

La decisione

In altre parole, l’eventuale e rilevante squilibrio tra le posizioni economico-patrimoniali dei coniugi non solo non è condizione necessaria e sufficiente al riconoscimento dell’assegno, ma deve altresì essere riferibile a scelte fatte in conseguenza del matrimonio o all’interno di esso.

Ed invero, il sacrificio che la stessa dichiarava di aver sopportato, non è stato ritenuto “essenziale alla formazione del patrimonio comune e /o dell’altro coniuge, posto che non le aveva certo impedito di maturare redditi da lavoro via via crescenti. Per altro verso, il loro matrimonio, durato appena 9 anni, era avvenuto quando entrambi avevano già ampiamente realizzato la propria carriera professionale.

Per tutte queste ragioni, il Tribunale, in accoglimento della domanda formulata dall’ex coniuge, ha negato il riconoscimento dell’assegno divorzile in favore della richiedente.

La redazione giuridica

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