La Suprema Corte indica nuovi parametri per valutare la legittima difesa

La legittima difesa può essere riconosciuta anche quando lo strumento utilizzato per difendersi sia sproporzionato rispetto all’offesa ricevuta. E’ quanto afferma la Suprema Corte nella sentenza 20741/2020.

Nel caso di specie Tizio veniva dichiarato responsabile di tentato omicidio, porto ingiustificato di coltello e rissa aggravata. La condanna emessa dal GUP del Tribunale di Alessandria veniva in seguito confermata dalla Corte d’Appello di Torino.

All’imputato veniva contestato di aver inferto ad uno sconosciuto una profonda ferita all’addome con il coltello nel corso di una rissa di strada.

I giudici di primo e secondo grado avevano ritenuto che le modalità di svolgimento dei fatti fossero univoche nel far ritenere plausibile l’accusa di tentato omicidio, essendo il tentativo omicidiario compatibile anche con uno stato di parziale infermità mentale.

La difesa dell’imputato ha tuttavia proposto ricorso per Cassazione nel quale ha evidenziato come “la motivazione contenuta nella sentenza impugnata appare disancorata dalle reali emergenze, formula ipotesi apoditticamente rappresentate come circostanze pacifiche, presenta profili di evidente illogicità.”

Sostiene la Suprema Corte che in conseguenza dell’applicazione del canone in dubio pro reo “ogni volta che sia ipotizzabile una difesa legittima, non basta una oggettiva sproporzione del mezzo usato e delle conseguenze prodotte a fare ritenere comunque sussistente la responsabilità di chi reagisce a titolo di colpa. L’adeguatezza della reazione va verificata con riferimento alle specifiche e peculiari circostanze concrete che connotano la fattispecie da esaminare, secondo una valutazione di carattere relativo e non astratto, in relazione a tutti gli elementi di fatto – oggettivi e soggettivi- che connotano l’ aggressione, sicché quando l’aggredito, fisicamente e psicologicamente più debole, abbia realmente un solo mezzo a disposizione per difendersi e l’aggressione subita non sia altrimenti arrestabile, l’uso di tale strumento, può risultare non eccessivo, se usato con modalità diverse, poteva ritenersi adeguato.”

La Corte di Cassazione, quindi, ha annullato la sentenza rinviando alla Corte d’appello di Torino per un nuovo giudizio.

                                                               Avv. Claudia Poscia

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