Il paziente decede a causa di emorragia cerebrale massiva inoperabile causata da errata somministrazione di terapia farmacologica (Tribunale di Cassino, Sentenza n. 326/2021 del 09/03/2021 – RG n. 3526/2015)

La figlia, in qualità di una erede del paziente deceduto, cita a giudizio l’Azienda sanitaria di Frosinone, onde vederne riconosciuta la responsabilità per condotta negligente. In particolare, la paziente veniva trasportata d’urgenza presso l’ospedale dove veniva diagnosticata “emorragia cerebrale massiva inoperabile” e a distanza di una settimana la stessa decedeva.

Deducono gli attori che nel periodo precedente al ricovero la paziente continuava la terapia dialitica a cui era sottoposta e che la causa della morte era da ricondurre alla mancata correzione della terapia coagulante da parte della struttura.

Contestualmente all’inizio della terapia dialitica, alla paziente veniva somministrato un farmaco anticoagulante e che i relativi controlli sull’andamento dei parametri coagulanti (INR) si svolgevano mensilmente presso il reparto di nefrologia.

Si costituisce in giudizio la Asl di Frosinone contestando la responsabilità e chiedendo il rigetto della domanda attorea.

La causa viene istruita attraverso acquisizione documentale e CTU Medico-Legale.

Il Tribunale, preliminarmente passa al voglio il diritto dell’attrice al ristoro del danno invocato e richiama le norme costituzionali e comunitarie governanti la materia del danno da perdita del rapporto parentale.

Viene sottolineato come sia ormai pacifico, che in caso di perdita definitiva del rapporto parentale, ciascuno dei familiari superstiti ha diritto ad una liquidazione comprensiva dell’intero danno non patrimoniale subito, in proporzione alla durata e intensità del vissuto, nonché alla composizione del restante nucleo familiare in grado di prestare assistenza morale e materiale, avuto riguardo all’età della vittima e a quella dei familiari danneggiati, alla personalità individuale di costoro, alla loro capacità di reazione e sopportazione del trauma e ad ogni altra circostanza del caso concreto, da allegare e provare (anche presuntivamente, secondo nozioni di comune esperienza) da parte di chi agisce in giudizio, spettando alla controparte la prova contraria di situazioni che compromettono la continuità e l’intensità del rapporto familiare.

Sulla scorta di tali principi, l’attrice, pur avendo allegato di essere la figlia del de cujus non ha prodotto nessuna certificazione anagrafica idonea ad attestare la parentela.

In assenza, quindi, di prove orali e documentali idonee ad attestare il rapporto di parentela che è il fondamento della domanda risarcitoria, il diritto vantato dall’attrice non può dirsi sufficientemente dimostrato.

Sul punto, evidenzia il Giudice, l’attrice non ha chiesto la revoca della ordinanza del 26.10.2017 con cui, ritenuta la causa matura per la decisione, veniva rinviata la causa per la precisazione delle conclusioni senza ammettere le prove articolate nella seconda memoria dell’art. 183 comma 6 c. p.c..

Anzi, all’udienza del 29.1.2020, parte attrice insisteva perché la causa venisse assunta in decisione, così implicitamente rinunciando ai mezzi istruttori articolati negli scritti difensivi.

La circostanza che l’attrice sia stata indicata in cartella clinica come ”figlia” del paziente , non è sufficiente a comprovare il rapporto di parentela, poiché le dichiarazioni ivi contenute hanno natura di certificazione amministrativa, cui è applicabile lo speciale regime di cui agli artt. 2699 e segg. c.c., limitatamente alle sole trascrizioni delle attività espletate nel corso di una terapia o di un intervento, invece, non sono coperte da fede privilegiata le valutazioni, le diagnosi o, comunque, le manifestazioni di scienza o di opinione in essa espresse.

Per tali ragioni la domanda dell’attrice viene rigettata per difetto di prova del rapporto parentale.

Le spese di lite e di CTU seguono il principio di soccombenza.

In conclusione, il Tribunale di Cassino respinge le domande proposte dall’attrice e la condanna alla rifusione delle spese di lite per euro 3.627,00 e alle spese di CTU Medico-Legale.

Avv. Emanuela Foligno

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