Secondo un’indagine elaborata dall’Associazione Epac Onlus, il 79% chiede che vengano eliminate le restrizioni ai nuovi trattamenti, confermando ottimi risultati sui pazienti trattati

Eliminare totalmente le restrizioni di accesso ai trattamenti contro l’epatite C affinché si possano programmare le terapie con tutti i pazienti, e non solo quelli con malattia grave o gravissima. E’ quanto chiede il 79% dei medici secondo quanto emerge un sondaggio relativo ai farmaci innovativi per l’epatite C elaborato dall’Associazione Epac Onlus, i cui risultati sono stati presentati nel corso dell’incontro ‘Hcv 2016: accesso, risorse e prospettive future‘, svoltosi nei giorni scorsi a Roma presso il Ministero della Salute.

L’indagine ha riguardato 70 clinici autorizzati alla prescrizione, circa il 25% delle strutture a livello nazionale, con un bacino di circa 41.000 pazienti interessati. Dai risultati emerge che il 63% dei medici intervistati prevede di riuscire a mettere in terapia tutti i pazienti con epatite C che rientrano nei criteri Aifa entro fine anno. Di qui l’auspicio a estendere il trattamento a tutti i pazienti, istituendo delle linee guida nazionali di priorità.

Secondo Epac Onlus le risposte giunte riguardo i farmaci generici sarebbero impressionanti. “L’84% dei medici – ha fatto sapere Ivan Gardini, presidente dell’associazione – si è dovuto confrontare con pazienti attualmente esclusi dalle terapie alla ricerca del farmaco generico, il 40% ha tra i suoi pazienti chi lo ha acquistato, mentre un medico su cinque afferma di seguire almeno un paziente in cura con farmaci generici”. Tali dati porterebbero a una chiara conferma rispetto a un fenomeno inedito, dilagante, sottostimato e frutto delle attuali limitazioni di accesso, ovvero che “già di prossimi mesi – sottolinea Gardini – molti centri autorizzati rischiano di restare con pochissimi pazienti da curare e quindi occorre urgentemente intervenire sui criteri di accesso, rimodulando il sistema in funzione delle esigenze emergenti. Non lo chiedono solo i pazienti ma ora anche i medici, perché il sistema è pronto al cambiamento”.

“Con l’utilizzo degli antivirali di seconda generazione contro il virus C – ha spiegato Antonio Gasbarrini, Professore di Gastroenterologia ‘Università Cattolica del Sacro Cuore’ Roma – aumentano ulteriormente le nostre possibilità di eradicare il virus offrendoci la possibilità di personalizzare le terapie in base alle caratteristiche del paziente, e allo stesso tempo si ridurranno col tempo gli elevatissimi costi della malattia.

Sul controllo e la gestione terapeutica degli aventi diritto attualmente la palma di “best practice” spetta alla Sicilia, con il 90% dei pazienti con epatite C avviati al trattamento e il restante 10% che sarà assorbito entro fine anno. “La Regione Sicilia – ha spiegato l’epatologo Fabio Cartabellotta, coordinatore del network ‘Rete Hcv Sicilia’ e dirigente medico all’ospedale ‘Buccheri La Ferla’ di Palermo – ha creato un database formidabile per i pazienti. La rete di 41 centri creata dalla sinergia dell’istituzione e dei clinici garantisce equità di accesso alla diagnosi ed alle terapie: sono stati inseriti dai centri prescrittori e non prescrittori tutti i pazienti, affetti da malattia da Hcv, ad oggi 9.000, di cui 4.500 eleggibili alla terapia e dei quali 4.000 l’hanno già avviata”.

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