Durante l’ernioplastica il paziente riporta una necrosi del testicolo che ne determina la necessaria asportazione a causa di errata compressione del funicolo spermatico (Tribunale di Crotone, sentenza n. 1144 del 28 dicembre 2020)
Il paziente cita a giudizio la Casa di Cura privata e i Medici onde vederli condannati al risarcimento dei danni conseguenti all’errato intervento di ernioplastica inguinale eseguito nel 2012 cui conseguiva “strozzamento inveterato del funicolo dx con necrosi testicolare” e necessità di asportazione del testicolo destro e “disturbo misto ansioso -depressivo”.
La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale.
Preliminarmente il Tribunale dà atto che la responsabilità gravante sulla struttura sanitaria è di carattere contrattuale -anche se la struttura è di natura privata- con la conseguente applicazione delle regole di ripartizione dell’onere probatorio.
Ovverosia, provati dal paziente la sussistenza ed il contenuto del contratto, se alla prestazione dell’attività sanitaria non consegue il risultato normalmente ottenibile in relazione alle circostanze concrete del caso, incombe sul Sanitario dare la prova del verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l’adeguata diligenza che lo stesso ha impedito di ottenere.
La CTU ha evidenziato che: “in seguito all’intervento di plastica erniaria inguinale destra, il paziente riportava una necrosi del testicolo che ne determinava la necessaria asportazione (orchiectcomia)”……”tale situazione è stata determinata in sede operatoria dalla anomala compressione del funicolo spermatico “verosimilmente da troppo stretta sutura del Plug o della rete attorno al funicolo stesso”, compressione che creava una stasi venosa che impediva il corretto deflusso venoso dal testicolo”.
Il consulente, pertanto, conclude che “l’evento lesivo è causalmente riconducibile all’intervento eseguito presso la Casa di Cura convenuta, essendo insorti i disturbi a breve distanza di tempo dal giorno dell’intervento, tanto che lo stesso giorno, nel postoperatorio al paziente venivano somministrati antinfiammatorio ed analgesico e prescritto un antidolorifico, in assenza peraltro di patologie precedenti in grado di determinare tale situazione.”
Il nesso causale risulta pertanto accertato.
Inoltre, la CTU ha evidenziato che “sia la diagnosi, sia la decisione di procedere a plastica erniaria erano corrette” ……..”Allo stesso modo la tecnica chirurgica “open secondo Trabucco” prescelta era tra quelle di più comune applicazione”……..” l’intervento in esame non è scevro da rischi anche gravi e, proprio per questo va eseguito con precisione e prestando particolare attenzione agli elementi del funicolo che non devono essere lesi né strozzati nei punti di passaggio attraverso la rete o il plug, vanno anche maneggiati con delicatezza per prevenire edemi o infiammazioni postoperatorie”……..”una impropria esecuzione tecnica ha determinato l’anomalo strozzamento funicolare con ischemia testicolare.”
Oltre a ciò, il Consulente ha ritenuto censurabile anche la condotta post-operatoria tenuta dai Sanitari in quanto “la sintomatologia insorta subito ed il quadro clinico susseguente ed ampiamente suddescritto se ben valutati avrebbero potuto nei primi giorni postoperatori portare, con un reintervento che sbrigliasse il cingolo strozzante, al salvataggio del testicolo che già dopo 6 gg dall’intervento (visita del 18 Aprile) appariva ischemico (vedi ecodoppler) e quindi compromesso”.
Tale circostanza, peraltro, è confermata dal fatto che il paziente, successivamente, si rivolgeva ad altro specialista ed infine si sottoponeva ad intervento di asportazione del testicolo in necrosi presso l’Ospedale di Catanzaro.
Ne deriva che la patologia riportata dal paziente a seguito dell’intervento non può qualificarsi come una complicanza dell’intervento di ernia inguinale.
Al riguardo spetta infatti al Sanitario superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state, invece, prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico -scientifiche del momento, oltre all’adeguatezza delle tecniche scelte dal chirurgo per porvi rimedio.
In tal senso nessuna prova liberatoria è stata offerta dai Medici convenuti a giudizio.
Ne consegue che risultano ravvisabili in capo ai Sanitari profili di colpa nella incongrua esecuzione dell’intervento chirurgico e nella conseguente lesione provocata in sede operatoria.
Venendo alla quantificazione del danno il Tribunale, svolge una panoramica giurisprudenziale sulle voci risarcibili, con particolare riferimento al danno non patrimoniale in tutte le sue componenti.
Il CTU ha ritenuto un periodo di inabilità temporanea assoluta di 30 gg e parziale al 50% di ulteriori 15 gg e un maggior danno dato da postumi permanenti invalidanti nella misura del 5%.
Il disturbo ansioso lamentato dal danneggiato e la perdita della capacità lavorativa specifica non risultano sufficientemente provati.
La CTU ha specificato che “la capacità lavorativa allo stato attuale è intatta, sia per quanto riguarda quella specifica alla sua qualifica (Geometra) sia genericamente come lavoro manuale”.
Il danno biologico viene complessivamente liquidato per un totale di euro 7.155,06.
Inoltre, essendoci gli estremi del reato di lesioni colpose, compete al paziente anche il ristoro del danno morale in relazione alle sofferenze ed ai disagi complessivamente patiti, tenendo conto di quanto affermato dal CTU in termini di ripercussioni psichiche delle lesioni che, sebbene non apprezzabili dal punto di vista di un danno biologico, risultando unicamente una “lieve sindrome ansioso -depressiva” non sfociata in patologia medicalmente accertata, appaiono indizi di una sofferenza e di un disagio non irrilevante.
Per tali ragioni il Tribunale aumenta l’importo complessivamente calcolato in euro 7.155,06 sino alla somma di euro 12.000,00 e condanna i convenuti anche al pagamento delle spese di lite e di CTU.
Avv. Emanuela Foligno
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Buongiorno,
vi racconterò la mia storia:
Il mio calvario è iniziato il 13 luglio 2017, quando sono stato sottoposto a un intervento di ernia inguinale sinistra (nella stessa sede in cui anni prima ero stato operato per varicocele), durante il quale sono stati impiantati una rete e un plug.
Nel momento in cui la ferita chirurgica è stata suturata, ho avvertito un dolore acutissimo, nonostante l’anestesia
Eravamo ancora in sala operatoria e ho cominciasto a tremare come una foglia tanto che l’anestesista ha preso un phone per riscaldarmi
Subito dopo l’operazione prima della dimissione due dosi potenti di antidolorifico e il chirurgo neanche è passato per vedere il mio stato
Da allora il dolore all’inguine sinistro non è mai regredito, anzi è progressivamente peggiorato, fino a compromettere in modo significativo la mia qualità di vita.
Ho effettuato numerosi esami e trattamenti, tra cui EMG, risonanza magnetica e blocchi nervosi ecoguidati per i nervi genitofemorale, ileoinguinale e ileoipogastrico. L’unico reperto significativo è stato un possibile intrappolamento del nervo genitofemorale.
Mi è stato riferito che uno dei tre nervi (ileoinguinale, ileoipogastrico o genitofemorale) potrebbe essere stato intrappolato nella rete oppure addirittura reciso.
L’8 maggio 2024 ho subito un secondo intervento in una clinica privata, durante il quale il chirurgo ha rimosso la precedente rete, che risultava ripiegata e andava a comprimere il nervo genitofemorale. Il nervo è stato reciso, e al suo posto è stata impiantata una nuova rete biologica, completamente riassorbibile e più leggera.
Naturalmente mi sono fatto dare la rete ed il nervo tagliato che tuttora tengo in un contenitore di plastica
Inizialmente ho notato un lieve miglioramento, ma il dolore è comunque persistito.
Successivamente mi sono rivolto a uno specialista neuro-urologo che, dopo un’attenta valutazione, ha diagnosticato anche un intrappolamento del nervo pudendo, compatibile con i miei sintomi: dolore trafittivo pelvico/inguinale durante la minzione, la defecazione e i rapporti sessuali, con irradiazione alla gamba sinistra e alla parte bassa dell’addome.
Convivo con questo problema da otto anni, e la mia vita personale e sociale ne ha risentito profondamente.
Ora sono in attesa di sapere se dovrò sottopormi ad un terzo intervento per lo scarceramento del nervo pudendo
Senza tralasciare i danni economici e psicologici:
6 anni di cymbalta e lyrica
Altrettanti di psicoterapia per un totale di 5 mila euro
Altrattanti di fisioterapia osteopatia e chiropratica per un equivalente di altrettanti 5 mila e passa euro
Mia moglie , revisore, nel caso potrà fornirvi la cifra esatta
Vi ringrazio sin da ora per il tempo e l’attenzione che vorrete dedicarmi
Consapevole che quasi dieci anni di tormenti dolori frustrazioni ecc non me li ridarà nessuno
Cordialmente
Federico micci
Mail: f_micci@libero.it
Tel:3470569760