Nel caso di errata segnalazione al CRIF (Centrale dei Rischi) consegue il danno per violazione del fondamentale dovere di solidarietà  inerente al rapporto contrattuale

Una donna chiama in giudizio Barklays Bank, adducendo ingiusta ed errata segnalazione al CRIF (Centrale dei Rischi) e di avere riportato conseguenze psico-fisiche a causa di tale vicenda sviluppando una sintomatologia psichiatrica relativa a situazione stressogena legata a problematiche finanziarie, evolutasi in disturbo fobico specifico.

La donna chiede il risarcimento del danno biologico in misura non inferiore al 15% e il pagamento della somma di euro 60.773,92.

Si costituisce in giudizio la banca convenuta chiedendo, in via principale, il rigetto delle domande formulate dall’attrice, e, in via riconvenzionale, la condanna alla restituzione della somma di euro 5.013,39 quale saldo del secondo finanziamento ed eccependo che l’attrice veniva regolarmente iscritta in CRIF in quanto risultavano superati i nove mesi di ritardo nei pagamenti senza regolarizzazione.

Il Tribunale di Frosinone (sentenza n. 670 del 6 ottobre 2020) considera le domande infondate.

Dalla documentazione in atti emerge che la segnalazione in CRIF da parte della banca convenuta è stata effettuata, in data 31.10.2010, con passaggio a sofferenza del credito a seguito del mancato pagamento di n. 6 mensilità, come imposto dalla legislazione vigente, cui faceva seguito la trattativa stragiudiziale con la societa’ CPS srl, per il recupero di esso credito.

La banca non ha documentato di aver inviato il preavviso di segnalazione al CRIF come previsto dalla circolare della Banca d’Italia n. 139/1991 come aggiornata, e vigente all’epoca della segnalazione in sofferenza dell’ottobre 2010.

Sul punto viene osservato che l’Arbitro Bancario Finanziario ha ribadito che l’obbligo degli intermediari di informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati sussiste soltanto in occasione della prima segnalazione a sofferenza e nel caso in cui il cliente sia un consumatore, applicandosi l’art. 125 comma 6 TUB a mente del quale ” i finanziatori informato il consumatore sugli effetti che le informazioni negative registrate a suo nome in una banca dati possono avere sulla capacità di accedere al credito”.

Inoltre, l’ABI ha sottolineato che l’informativa di imminente segnalazione non è requisito di validità e quindi essa non è di per se’ illegittima quando sia fondata su una situazione di grave e non transitoria difficoltà del debitore.

La mancata informativa costituisce, quindi, solo uno dei presupposti per affermare l’esistenza di un obbligo risarcitorio a carico dell’intermediario.

La segnalazione presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia richiede una valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente, e non può scaturire dal mero ritardo nel pagamento o dal volontario inadempimento.

Deve sussistere, in altri termini, una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza.

L’errata segnalazione in CRIF lamentata dalla donna è stata effettuata dalla banca a seguito del ritardo nel pagamento di n. 6 rate mensili, ma risultava essere stata la prima in una situazione di difficoltà economica transitoria.

Pertanto, viene ritenuto che eseguita la preventiva informativa alla donna e non sussistenti i presupposti per la segnalazione CRIF.

Ciò accertato, il Tribunale, in ordine alla configurabilità del danno derivante da errata iscrizione alla centrale dei debitori insolventi rammenta -come osservato dalla Suprema Corte- che sussiste la violazione del fondamentale dovere di solidarietà  inerente al rapporto contrattuale.

Ne consegue che il danno non patrimoniale da lesione di diritti fondamentali, deve essere allegato e provato da chi chiede il relativo risarcimento, anche se, trattandosi di un pregiudizio proiettato nel futuro.

Ebbene, la donna si è limitata ad insistere sulla tesi della ricorrenza di un danno in re ipsa, anzichè impegnarsi a fornire la prova, anche presuntiva, del danno ingiusto che afferma di avere subito, nè ha formulato capitoli di prova orale su tali circostanze.

Dovendo il danno non patrimoniale essere allegato e provato, alla luce delle risultanze documentali pare che l’attrice abbia subito un danno di natura non patrimoniale che abbia leso la sua sfera personale, sotto il profilo della reputazione economica o dell’immagine.

La documentazione medica allegata, costituita da certificazioni e pagamenti di ticket per varie visite, non prova il nesso causale tra condotta lesiva tenuta dalla banca e patologia riscontrata.

Nè la richiesta di disporre CTU medico legale può supplire alla lacuna probatoria della parte che ha interesse a dimostrare il dedotto patito danno non patrimoniale nel rapporto di causalità con la condotta della parte convenuta, in quanto si tratterebbe di compiere una inammissibile indagine esplorativa.

La domanda viene rigettata.

Avv. Emanuela Foligno

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