La domanda degli attori non è meritevole di accoglimento in quanto non è stato provato inadempimento da parte della Struttura Sanitaria convenuta (Tribunale di Crotone, Sentenza n. 518/2021 del 01/06/2021 RG n. 1217/2017)

Con atto di citazione i congiunti del paziente deceduto citano a giudizio la Struttura Sanitaria al fine di ottenere il risarcimento dei danni – iure proprio e iure hereditatis – patiti in conseguenza del decesso del paziente verificatosi per esclusiva responsabilità iatrogena in data 18.03.2014. Nello specifico, espongono che: in data 04.03.2009, il paziente si è recato presso la Struttura per sottoporsi ad intervento chirurgico ambulatoriale per escissione di neoformazione cutanea ulcerata in regione scapolare destra – Neoplasia cutanea della spalla dx ;

Dimesso in data 09.03.2009 e sottopostosi a controllo il 13.03.2009, veniva riferito al paziente che l’esito della biopsia del reperto operatorio gli sarebbe stato comunicato solo in caso di diagnosi positiva; in data 11.03.2009, il reperto veniva inviato all’U.O. di Anatomia Patologica dell’ospedale di Crotone per lo svolgimento dell’esame istologico, il quale, in data 20.0 3.2009, formulava la seguente diagnosi ” quadro morfologico ed immunofenotipico riferibile a melanoma nodulare polipoide, a cellule epitelioidi, di 1 cm di spessore, ulcerato, non pigmentato”; il predetto referto istologico è stato trasmesso dall’Anatomia Patologica alla Struttura sanitaria convenuta, la quale, del tutto inspiegabilmente, nulla comunicava al paziente.

Stante l’assenza di comunicazioni e, conseguentemente, di ulteriori controlli, il paziente si recava nuovamente presso la Struttura convenuta, tre anni dopo, solo ad autunno del 2012 e solo dopo aver notato la comparsa di una tumefazione a progressivo accrescimento in regione ascellare destra.

Il paziente, su consiglio del responsabile della Struttura sanitaria, si recava a visita dalla dott.ssa, direttore dell’U.O. di Oncologia dell’ospedale di Crotone, la quale, appreso dell’intervento chirurgico del 2009, chiedeva di visionare una copia del referto istologico così da valutare eventuali correlazioni con la comparsa della nuova tumefazione; interrogata la Struttura in tal senso, il responsabile, Dott. M. accertava che il referto dell’esame istologico si trovava in giacenza presso la segreteria della struttura sanitaria e che non era mai stato consegnato al paziente, seguiva così un severo rimprovero agli addetti; consegnato il referto alla Oncologia di Crotone, veniva indicato al paziente di sottoporsi ad agoaspirato ecoguidato di linfonodo ascellare, che risultava positivo per cellule epiteliali neoplastiche compatibili con melanoma.

In data 30.11.2012 veniva seguita una TAC total body presso la Struttura convenuta che refertava: “grossolano cluster in regione ascellare destra”; il 15.02.2013 il paziente si faceva ricoverare presso l’Istituto dei Tumori di Milano. Dove si sottoponeva a intervento chirurgico di dissezione ascellare destra, che evidenziava la diagnosi di ” melanoma con aree di necrosi metastatizzato ad 1/17 linfonodi (metastasi massiva linfo-perilinfonodale). Melanoma infiltrante tessuto fibro -adiposo”; eseguito un ulteriore prelievo agoaspirato di linfonodo ascellare destro, con esito positivo per cellule epiteliali neoplastiche, in data 24.06.2013 veniva certificata la prognosi della malattia e contestualmente veniva prescritto il trattamento chemioterapico o immunoterapico.

In data 26.06.2013, tornato a visita presso l’Istituto dei Tumori di Milano, veniva accertata l’inoperabilità della recidiva neoplastica; nei mesi a seguire avveniva la diffusione metastatica della neoplasia a livello polmonare ed epatico che conduceva al decesso in data 18.03.2014.

Gli attori, quindi, imputano alla Struttura Sanitaria l’omessa consegna del referto dell’esame istologico e la mancata adozione del corretto iter diagnostico -terapeutico, che impediva l’adozione dell’appropriato trattamento chirurgico e terapeutico che, se tempestivamente eseguiti, avrebbero modificato la prognosi del paziente.

Si costituisce in giudizio la Struttura evidenziando che il paziente ritirava il referto istologico in data il 23.03.2009 e non seguiva le indicazioni fornitegli, non eseguendo in particolare la TAC total body prescritta alle dimissioni.

La Struttura chiede, ed ottiene, l’autorizzazione alla chiamata in causa del Medico e della Compagnia assicuratrice.

La causa viene istruita attraverso l’acquisizione documentale e prove testimoniali.

Preliminarmente, il Tribunale da atto dell’applicazione della regola processuale della ragione più liquida, e ritiene non fondata la domanda degli attori.

Difatti, viene specificato, che secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità e di merito, la domanda può essere respinta ” sulla base della soluzione di una questione assorbente e di più agevole e rapido scrutinio, pur se logicamente subordinata, senza che sia necessario esaminare le altre secondo l’ordine previsto dall’art. 276 cod. proc. civ. e 118 disp. att. cod. proc. civ. ” Tale impostazione è conforme al “principio di economia processuale e ad esigenze di celerità e speditezza anche costituzionalmente protette e risponde ad una rinnovata visione dell’attività giurisdizionale, intesa non più come espressione della sovranità statale ma come servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli “.

Ciò posto, la responsabilità invocata dagli attori nei confronti della convenuta è di natura contrattuale e, quindi, l’attore deve provare il contratto, il peggioramento della patologia o l’insorgenza di una nuova malattia nonché il nesso causale tra questi ultimi e l’allegato inadempimento delle obbligazioni sanitarie; viceversa il debitore deve dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato, ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante o comunque è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza.

Da tutto ciò, ne discende, che la causa incognita -relativamente all’evento dannoso-, resta a carico, mentre resta a carico del convenuto relativamente alla possibilità di adempiere.

Pertanto, se al termine dell’istruttoria, rimane incerta la causa del danno o dell’impossibilità di adempiere, le conseguenze sfavorevoli in termini di onere della prova gravano rispettivamente sull’attore o sul convenuto .

Ergo, la domanda degli attori non è meritevole di accoglimento in quanto non è stato provato inadempimento da parte della Struttura Sanitaria convenuta.

Parte attrice ha dedotto che il decesso si è verificato perché i sanitari non hanno comunicato al paziente il referto dell’esame istologico eseguito sul reperto operatorio estratto in occasione dell’intervento chirurgico del 04 -05.03.2009 né hanno eseguito gli approfondimenti diagnostici necessari (allargamento dell’escissione di neoformazione e biopsia del linfonodo sentinella).

Invece, le risultanze istruttorie consentono di affermare che, non solo il paziente è stato avvisato della possibilità di andare a ritirare il referto dell’esame istologico effettuato presso il nosocomio dell’ospedale di Crotone e pervenuto alla struttura sanitaria, così come documentato, via fax il 23.03.2009.

L’impiegato della Struttura, sentito come teste, ha dichiarato: ” ho chiamato il reperto di anatomia istologica dell’ospedale di Crotone per avere il referto istologico del paziente ed in mattinata è arrivato il referto al fax della Clinica; tanto so perché ho chiamato personalmente il paziente per ritirare il referto, poiché la segreteria dell’ufficio mi aveva riferito che il fax era arrivato. “

Oltre a ciò, il paziente è stato invitato ad eseguire – nel minor tempo possibile – un approfondimento diagnostico mediante TAC total body con mezzo di contrasto e questi non ha ottemperato alla prescrizione, o meglio vi ha provveduto solo il 30.11.2012, dunque a distanza di oltre 3 anni dall’intervento chirurgico.

Questa circostanza è stata confermata da altro teste escusso che ha riferito: ” Sono aiuto chirurgo e posso riferire che quando il paziente si è presentato alla visita di controllo dopo l’intervento, ossia l’escissione di una lesione cutanea sospetta, in quell’occasione il Medico convenuto riferiva al paziente la necessità di eseguire una TAC total body per un approfondimento diagnostico […]. I fatti sono avvenuti presso l’ambulatorio della Clinica convenuta ed io ero presente insieme con il Medico convenuto […] che disse al paziente che l’approfondimento strumentale con la TAC era necessario per intervenire eventualmente su lesioni secondarie e verificare la presenza di linfonodo sentinella . […] il paziente doveva intervenire in tempi brevi e venne invitato a presentarsi dopo 7 giorni per la rimozione dei punti di sutura. “

Nella lettera di dimissione è presente, alla diagnosi di uscita “melanoma della spalla dx – sospette ripetizioni ascellari linfonodali”, si accompagna la prescrizione di un’ecografia addominale programmata per il in data 10.03.2009, la calendarizzazione di una visita di controllo in data 13.03.2009, nonché l’indicazione della necessità di eseguire una TAC total body con mezzo di contrasto (evidentemente per consentire la ricerca del linfonodo sentinella ed individuare lesioni secondarie ).

In tale documento è indicato chiaramente l’accertamento di un ” melanoma maligno dell’arto superiore “, nonché nel referto ecografico del 10.03.2009 si legge: “multiple formazioni linfonodali nei cavi ascellari[…], con caratteri ecografici sospetti (metastatica)?”.

Non può affermarsi, pertanto, che il paziente potesse legittimamente fare affidamento sulla natura benigna della neoformazione asportata così da giustificare l’omessa comunicazione del referto istologico, ma pur essendo stato reso edotto della necessità di sottoporsi ad ulteriori approfondimenti, li ha disattesi, così lasciando progredire la patologia che purtroppo gli è stata fatale.

In conclusione, non essendovi responsabilità ravvisabile in capo a parte convenuta, la domanda attorea viene respinta.

Le spese di lite seguono il principio della soccombenza, anche rispetto alla terza chiamata in causa in ragione del principio di causalità.

Il Tribunale di Crotone, rigetta la domanda di parte attrice; condanna la stessa al pagamento delle spese processuali a favore della Struttura liquidate in euro 3.972,00 oltre spese generali e accessori di legge; condanna altresì l’attrice al pagamento delle spese processuali in favore della terza chiamata Compagnia assicuratrice liquidate in euro 3.972,00, oltre spese generali e accessori di legge.

Avv. Emanuela Foligno

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