Esecuzione pericolosa di manovre e infortunio sul lavoro: confermata anche in Cassazione la responsabilità di entrambe le ditte coinvolte (Cassazione Penale, sez. IV, 14/03/2022, n.8468).

Esecuzione pericolosa di manovre e conseguente infortunio sul lavoro: la Corte di Appello ha, in parziale riforma della sentenza di primo grado, concesse le attenuanti generiche agli imputati confermato la condanna del legale rappresentante della Autotrasporti e del legale rappresentante della seconda Società, alla pena di Euro 2.000,00 di multa ciascuno, oltre al risarcimento del danno, in solido tra di loro, nei confronti della costituita parte civile, con pagamento di una provvisionale di Euro 300.000,00, per il reato di lesioni gravissime del dipendente della Autotrasporti.

Il lavoratore infortunato,  recatosi presso la seconda Società per la consegna di un fusto del peso di 200kg, salito sul pianale dell’autocarro, operando da solo ed in uno spazio angusto, scivolava all’indietro sul pianale bagnato e cadeva dal veicolo, dall’altezza di 1,10, con colpa consistita nella violazione del D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, comma 2, (obbligo di cooperazione nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione) e nella violazione del D.Lgs. n. 81 del 2008, artt. 17 e 28 (obbligo dell’adeguata valutazione dei rischi aziendali e della conseguente adozione delle idonee misure di prevenzione).

In buona sostanza, i Giudici d’Appello ritenevano le violazioni suddette ascrivibili alla esecuzione pericolosa di manovre del lavoratore.

In particolare, nella sentenza si legge che lo scarico del fusto a terra avrebbe dovuto essere eseguito con un muletto dotato di pinza che stringeva il fusto e lo scaricava a terra e che, in caso di mancanza del muletto dotato di pinza, l’unico modo per scaricare dei fusti dal camion era quello di spingerli su un bancale agganciato ad un muletto, ma che quest’ultima procedura era pericolosa.

Il dipendente della seconda Società, ha partecipato all’esecuzione pericolosa di manovre di scarico del fusto mediante caricamento a spinta dello stesso dal pianale del camion al bancale sospeso tramite le forche del suo muletto.

Ne deriva che il datore di lavoro dell’infortunato  ha disposto la consegna del pesante fusto senza assicurarne il confezionamento su apposito pallet (cautela che avrebbe eliso il rischio di scarico), che non ha preavvisato il destinatario della necessità di mettere a disposizione per lo scarico un muletto con pinze avvolgenti, e neppure ha prescritto in alternativa la rimozione della barra ferma-carico dal cassone del camion onde consentire agli operatori di collocarsi dietro il fusto da scaricare e di spostare il fusto stesso mediante spinta in avanti.

Inoltre il secondo Giudice ha ritenuto egualmente rimproverabile l’omissione del dipendente della seconda Società, “il quale a fronte delle effettive prassi di scarico dei fusti…., avrebbe dovuto predisporre per i propri dipendenti incaricati dello scarico l’utilizzo del carrello elevatore munito di apposita pinza in grado di afferrare il fusto o, in via di extrema ratio, prescrivere l’adozione delle supplementari cautele.

Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione, il solo legale rappresentante della seconda Società, committente della merce, il quale ha dedotto: 1) la violazione di legge ed il vizio di motivazione in ordine alla corretta ricostruzione fattuale della vicenda, avvenuta senza un rigoroso vaglio della deposizione della persona offesa costituitasi parte civile, atteso che, secondo quanto risultante dal verbale di sommarie informazioni acquisito, la vittima aveva riferito che il sinistro era avvenuto presso il Centro Sportivo, nel corso di operazione di scarico di altri bancali, effettuata con l’aiuto di altra persona; 2) la violazione del D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, avendo la Società concluso il contratto, senza avere alcun rapporto contrattuale con la Autotrasporti , e potendo l’obbligo di cooperazione operare solo tra diretti contraenti; 3) la violazione di legge ed il vizio di motivazione, non avendo i Giudici di merito individuato il rischio, derivante dall’interferenza tra le due imprese, aggiuntivo rispetto a quello ordinario connesso all’attività di trasporto, la cui prevenzione compete esclusivamente al datore di lavoro della vittima, che, nel caso di specie, del tutto autonomamente, ha deciso la tipologia di mezzo (privo di pedana) e la disposizione dei fusti (allineati sul limitare del pianale e non appoggiati su pallet); 4) la violazione di legge e la mancata assunzione di una prova decisiva.

Il ricorso è inammissibile.

Il primo motivo, avente ad oggetto la violazione di legge ed il vizio di motivazione in ordine alla corretta ricostruzione fattuale della vicenda, è inammissibile, in quanto non completamente auto-sufficiente, facendo riferimento ad alcune circostanze non risultanti dalla sentenza, ma dichiarate, secondo la difesa, dalla persona offesa nelle sommarie informazioni acquisite al processo, le quali, tuttavia, non sono state né trascritte né allegate al verbale né indicate specificamente.

Ad ogni modo, la Corte territoriale ha attentamente valutato l’attendibilità della persona offesa, con una motivazione congrua ed esaustiva, soffermandosi sulle circostanze dalla stessa riferite e contestate dalla difesa.

Nella sentenza si è, inoltre, precisato che l’altra persona salita sul camion era un dipendente della seconda Società, secondo quanto riferito dalla persona offesa. Il ricorrente non si è confrontato, però, con tali passaggi motivazionali.

Ciò posto, il D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, comma 2, estende, difatti, l’obbligo di cooperazione e coordinamento, strumentale a prevenire ed eliminare i rischi interferenziali, a tutti i datori di lavoro coinvolti, anche ai sub-appaltatori, tenuti a collaborare con il committente, con cui non hanno concluso alcun contratto, essendo legati solo all’appaltatore.  Conseguentemente, l’interpretazione proposta dal ricorrente contrasta con la lettera della legge.

Nella sentenza impugnata si è precisato che “l’operazione di scarico dello specifico oggetto da consegnare, peraltro nient’affatto episodica, prevedeva la necessaria interazione del personale della ditta di autotrasporti e dei dipendenti della ditta destinataria della merce da scaricare ed a tale operazione in concreto hanno preso parte dipendenti di entrambe le ditte.

La speciale natura della merce da scaricare, il notevole peso e la conformazione del fusto da consegnare, non poteva essere scaricato a mani nude dal solo lavoratore infortunato dipendente della Autotrasporti.

Oltre a ciò, gli obblighi che gravano sul datore di lavoro sono strumentali alla tutela non soltanto dei suoi dipendenti, ma anche dei terzi che si trovino nell’ambiente di lavoro o che siano coinvolti nel suo ciclo produttivo, indipendentemente dall’esistenza di un rapporto di dipendenza con il titolare dell’impresa, di talché, ove in tali luoghi o nel corso di tale ciclo produttivo si verifichino a danno del terzo i reati di lesioni o di omicidio colposi, è ravvisabile la colpa per violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro, purché sussista tra siffatta violazione e l’evento dannoso un legame causale e la norma violata miri a prevenire l’incidente verificatosi, e sempre che la presenza di soggetto passivo estraneo all’attività ed all’ambiente di lavoro, nel luogo e nel momento dell’infortunio, non rivesta carattere di anormalità, atipicità ed eccezionalità tali da fare ritenere interrotto il nesso eziologico.

Il ricorrente, non si confronta con l’esistenza di una prassi di esecuzione pericolosa di manovre per lo scarico della merce, contraria alle istruzioni impartite e alle norme infortunistiche e di sicurezza.

In conclusione, la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Avv. Emanuela Foligno

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