Farmacista rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo, assolta

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La Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado riconoscendo alla farmacista la particolare tenuità del fatto

La Corte di Appello di Trieste ha confermato la sentenza di assoluzione per un farmacista che si era rifiutata di vendere la pillola del giorno dopo. La sentenza è arrivata dopo una lunga Camera di Consiglio.

L’imputata, che aveva dichiarato la propria obiezione di coscienza era stata già assolta in primo grado dal Tribunale di Gorizia. La decisione, tuttavia, era stata appellata dalla locale Procura.

Il fatto risale a 5 anni fa. La farmacista, durante il turno notturno, si era trovata a servire una donna che presentava la prescrizione per l’assunzione della pillola del giorno dopo.

Il farmaco in questione va assunto entro le 24 ore da un rapporto potenzialmente fecondo. Il principio attivo, infatti, impedisce l’annidamento nell’utero dell’ovocita eventualmente fecondato. Secondo l’Agenzia italiana del farmaco, quindi, non si può parlare di pillola abortiva, ma contraccettiva.

Per tale motivo secondo molti, non sarebbe invocabile l’obiezione di coscienza.

Questa, peraltro, non risulta disciplinata da alcuna legge. L’art. 3 del codice deontologico di categoria si limita a prevedere che il “farmacista deve operare in piena autonomia e coscienza professionale, conformemente ai princìpi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto per la vita”.

Il fatto di Monfalcone, pertanto, aprirebbe la libertà di fare obiezione di coscienza anche ai farmacisti. Da sottolineare, tuttavia, che la farmacista era stata assolta dal Tribunale non per insussistenza del fatto, bensì per la particolare tenuità dello stesso. Sul giudizio potrebbe aver pesato anche la circostanza che la cliente era comunque riuscita a recuperare il farmaco presso un altro esercizio.  Il rifiuto, pertanto, non sarebbe stato lesivo di alcun diritto o libertà.

“Speriamo che nessuno sia più costretto a subire un processo penale per aver semplicemente messo in pratica i principi etici dettati dalla propria coscienza”. E’ quanto dichiarato dai legali della farmacista dopo la conferma dell’assoluzione. Tra loro anche il senatore della Lega Simone Pillon. “Il nostro ordinamento giuridico già prevede la libertà di coscienza, come dimostrato da questa assoluzione”. Tuttavia, forse “uno specifico chiarimento normativo potrebbe evitare infondati ma faticosi ricorsi allo strumento penale”.

 

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