In base a un modello elaborato da ricercatori italiani, il numero di contagi nella Fase 2 dell’emergenza Coronavirus potrebbe tornare a salire senza tamponi e adeguate misure di tracciamento

Nella cosiddetta Fase 2 dell’emergenza Coronavirus il nostro Paese potrebbe contare circa 70 mila vittime entro il primo anno dell’epidemia, ovvero febbraio 2021. E’ la stima di uno studio effettuato da ricercatori delle Università di Trento, di Udine e del Politecnico di Milano, insieme con i medici del San Matteo di Pavia. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Nature Magazine.

Secondo la prima autrice, Giulia Giordano, intervistata da Repubblica, con il mantenimento di un lockdown ferreo l’epidemia si esaurirebbe in uno-due mesi. Passando alla fase due senza tamponi e senza controllo dei contatti potremmo invece arrivare, come anticipato, a 70 mila vittime e i contagi resterebbero sostenuti: alla fine dell’anno l’epidemia sarebbe ancora in corso e la conta dei morti continuerebbe nel 2021. Infine il terzo scenario prefigurato è quello di un allentamento del lockdown, ma mantenendo l’attenzione estremamente alta sui nuovi focolai, con test fatti rapidamente ed estensivamente; in tal caso l’epidemia resterebbe più o meno ai livelli di contrazione attuale, con un tasso di replicazione di 0,77, leggermente superiore a quello di oggi, e si concluderebbe entro l’anno con un numero totale di vittime fra 30 e 35 mila.

Gli autori hanno utilizzato i dati provenienti dall’Italia dal 20 febbraio 2020 (giorno 1) al 5 aprile 2020 (giorno 46) per mostrare come le restrizioni progressive, incluso il blocco più recente applicato dal 9 marzo 2020, abbiano influenzato la diffusione della pandemia in Italia.

“Con i numeri dei contagi del primo mese – spiega Giordano – abbiamo creato un modello che è in grado di riprodurre i dati e anticipare anche l’andamento dell’epidemia nel futuro. Modificando alcuni parametri, come appunto la rigidità del distanziamento sociale, siamo in grado di vedere come reagiranno le curve”. Il tutto stimando anche gli asintomatici che non ricevono un test – di cui nessuno conosce il numero preciso – basandosi sul censimento di tutta la popolazione fatto a Vo’. I  non diagnosticati, in particolare, sarebbero fra il 30 e il 40% dei contagiati.

Secondo la ricerca, in Italia il picco fra i pazienti diagnosticati sarebbe stato raggiunto tra il 15 e il 20 aprile, quello fra i positivi in totale, inclusi i non diagnosticati, circa una settimana prima. Nello scenario peggiore, tuttavia, la curva continuerebbe a salire e il picco raggiunto verrebbe presto superato da un nuovo aumento dei contagi.

Per scongiurare quest’ultima ipotesi – sottolinea ancora Giulia Giordano a Repubblica – occorre ricorrere a un tracciamento aggressivo,  mediante tutte le misure che permettono di identificare precocemente i positivi e interrompere le catene di contagio, oltre che rispettando in modo ferreo le regole d’igiene e del distanziamento sociale. Fondamentale, poi, lo strumento del tampone, da fare il prima possibile a tutti i sospetti contagiati e ai loro contatti.

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