Fondi pensione integrativi: sempre più necessari, ma sempre più in crisi

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Flessibilità al mercato del lavoro in uscita. È questo il mantra delle ultime settimane per cercare di trovare soluzione al problema della disoccupazione giovanile e, contemporaneamente, a quello del peso del sistema contributivo difficilmente sostenibile dall’Inps.

L’ultima soluzione ipotizzata è quella della pensione anticipata dalle banche a chi va via in anticipo (inclusi gli esodati); l’anticipo riguarderebbe una somma che il pensionato poi dovrà restituire con gli interessi una volta che a pagare l’assegno provvederà l’Inps, al sopraggiungere dei requisiti di legge.

Gli ambiti descritti riguardano prevalentemente Inps, quindi sono pochi i medici interessati; ma le ipotesi di anticipo della pensione, quindi che interessano tutti i contribuenti, prevedono la possibilità di una penalizzazione del 2-3% annuo sull’assegno. Per questo, diventa sempre più fondamentale scommettere sulla previdenza complementare. Ma secondo Covip, l’ente di vigilanza sui Fondi integrativi, sono poco più di 7 milioni gli iscritti a forme di previdenza complementare e almeno 1,6 avrebbero interrotto la contribuzione: perché hanno perso il lavoro o perché il loro reddito è drasticamente diminuito a casa della crisi. E allora, si pensa di abbassare dal 20 al 16% l’aliquota sui rendimenti (che era dell’11% fino a due anni fa e quindi godeva di un trattamento agevolato).

«In questi anni, in generale, più che un abbandono dei fondi pensione, rileviamo una preoccupante non-scommessa su questa opportunità» ha spiegato a Dott News Luigi Daleffe responsabile di Fondosanità. «La legge di stabilità 2015 che ha portato dall’11 al 20% la tassazione dei rendimenti ha influito psicologicamente su tutti i lavoratori e in particolare su chi si è sempre tenuto lontano dai fondi. La loro riflessione è stata che il governo in qualsiasi momento può rendere poco conveniente la scommessa. Invece occorrerebbe rilanciarla».

«Alla crisi dei fondi in ambito medico – continua Daleffe – credo abbiano influito poco anche dal punto di vista psicologico i pochi casi di perdita reddituale. Anzi, negli ultimi anni abbiamo riscontrato una lievissima crescita degli iscritti a Fondosanità (medici, odontoiatri, farmacisti, veterinari, infermieri iscritti Enpapi). Si è verificata tra i liberi professionisti soprattutto, e si deve al fatto che in tempi di crisi chi ha la possibilità tende a mettere via qualcosa. Ma si deve anche a un secondo fattore: all’indomani della riforma del regolamento Enpam siamo andati in giro per tutti i capoluoghi a illustrarla, e io stesso ho illustrato ai giovani le opportunità consentite da un secondo pilastro, e in effetti dei nuovi iscritti molti sono giovani».

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