Respinto il ricorso di un uomo, accusato di furto di legname esposto a pubblica fede, che contestava la sussistenza dell’elemento psicologico del delitto, atteso che egli non intendeva conseguire nessun vantaggio patrimoniale

Era stato condannato in sede di merito per il reato di furto di legname con l’aggravante dell’esposizione del bene alla pubblica fede in quanto di proprietà del demanio forestale dello Stato.

Nel ricorrere per cassazione l’uomo lamentava violazione di legge e vizio di motivazione in punto di affermazione della sua penale responsabilità sul presupposto che la condotta non fosse idonea a integrare la fattispecie criminosa, trattandosi di legna che costituiva scarto di lavorazione e priva di qualsiasi valore e che comunque difettava l’elemento psicologico del delitto, atteso che il egli non intendeva conseguire nessun vantaggio patrimoniale.

Inoltre si doleva del mancato riconoscimento della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art.131-bis cod. pen. in ragione della irrilevanza o comunque della modesta rilevanza penale della condotta e dell’offesa.

La Suprema Corte, tuttavia, con la sentenza n. 15506/2020 ha ritenuto inammissibile il ricorso in quanto generico e assolutamente privo di confronto con le argomentazioni addotte dalla sentenza impugnata.

Per i Giudici Ermellini, la sentenza di appello aveva appurato che la legna si trovava esposta alla pubblica fede all’interno del cantiere forestale presso il quale l’imputato era addetto come operaio, che lo stesso l’aveva caricata all’interno del porta bagaglio del proprio autoveicolo e che era destinata ad essere utilizzata per finalità personali (fare la brace).

Quanto alla integrazione della fattispecie criminosa – hanno specificato dal Palazzaccio -ricorreva senza dubbio la finalità di lucro in accordo alla palesata volontà dell’uomo di sfruttare le potenzialità della res sottratta per il soddisfacimento di bisogni di vita privata e quindi di acquisire le utilità che la legna era in grado di rendere.

Ritenuta poi ricorrente la circostanza aggravante della esposizione della legna alla pubblica fede, risultava preclusa l’applicazione della causa di non punibilità di cui all’art.131-bis cod. pen. per assenza della condizione del limite di pena inferiore a cinque anni di reclusione.

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