Gadolinio, Sirm: nessuna evidenza che crei danni

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I radiologi ribadiscono le linee guida esistenti ribadendo in articolare come la scelta del mezzo di contrasto spetti al medico

Il 17 marzo 2016 l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha avviato una revisione del rischio di deposito di gadolinio nel tessuto cerebrale in seguito al ripetuto utilizzo di mezzi di contrasto a base di gadolinio in pazienti sottoposti a imaging mediante risonanza magnetica.
A un anno di distanza è stato reso noto il primo parere del Comitato di valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (Prac), che attende ora le contro argomentazioni delle ditte farmaceutiche per poi rilasciare il suo parere definitivo. Tal parere perverrà alla Commissione per i farmaci ad uso umano (Chmp) e infine alla Commissione Europea, che rilascerà le raccomandazioni ufficiali.
Nel frattempo la Commissione multisocietaria, formata dalla Società Italiana di Radiologia medica (Sirm) con Ainr, Airo e Airb ha redatto una dichiarazione in cui si sottolinea che “allo stato attuale, la ritenzione di gadolinio nell’encefalo non è risultata associata a sintomi o patologie neurologiche”.
Non esisterebbe dunque chiara evidenza della ritenzione di gadolinio nei tessuti cerebrali dovuta a precedenti somministrazioni. “Ad oggi – chiarisce la Commissione – rimangono in vigore le attuali autorizzazioni al commercio di tutti i mezzi di contrasto a base di gadolinio e le indicazioni all’uso degli stessi”.
Si ribadiscono, pertanto, le raccomandazioni delle linee guida attuali del Contrast Media Safety Committee dell’European Society of Urogenital Radiology in base alle quali, in particolare, la scelta del mezzo di contrasto spetta al medico radiologo sulla base della condizione clinica del paziente e dell’indicazione all’indagine; in caso di alterazione della funzionalità renale scegliere i mdc paramagnetici sulla base delle classi di rischio per la fibrosi sistemica nefrogenica; non superare le dosi consigliate; riportare nel referto il nome della molecola utilizzata e la dose somministrata; riportare nei referti eventuali eventi avversi legati alla somministrazione del farmaco.

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