L’episodio risale al maggio del 2017; il paziente, che si era sottoposto a un intervento in laparoscopia, sarebbe rimasto per circa sei mesi con una garza non rimossa all’altezza del rene sinistro

Una garza non rimossa, lasciata nel corpo di un paziente di 50 anni dopo un intervento in laparoscopia, all’altezza del rene sinistro. L’episodio si sarebbe verificato, secondo quanto riferisce il Messaggero all’ospedale Sant’Eugenio di Roma nel maggio del 2017.

L’uomo oggi sta bene, ma sul caso è stata aperta un’inchiesta che vede indagate per lesioni personali colpose otto persone, tra cui i componenti dell’equipe che eseguirono l’operazione, ovvero un chirurgo, un aiuto chirurgo e tre infermieri interventisti.

Questi ultimi, in base a quanto sostenuto dal sostituto procuratore titolare del fascicolo, avrebbero dimenticato “di asportare dalla cavità peritoneale una garza chirurgica” e non avrebbero effettuato correttamente “la conta delle bende utilizzate nel corso di detto intervento”. Nel mirino della Procura anche un radiologo che, in occasione di un controllo post intervento, non si sarebbe accorto di nulla.

Una volta dimesso, il paziente avrebbe continuato ad accusare dolori lancinanti, fitte, febbre e nausea; effetti inizialmente ritenuti compatibili con l’operazione effettuata.

Ma, al persistere del malessere anche a distanza di due mesi dall’intervento, il 50enne aveva deciso farsi nuovamente visitare, questa volta in una struttura di Terracina. Anche in questa circostanza, però, i due camici bianchi che presero in cura il 50enne, anch’essi indagati, non avrebbero identificato il corpo estraneo.

Per tutta l’estate l’uomo avrebbe accusato forti dolori alla schiena e le sue condizioni sarebbero peggiorate con un vistoso dimagrimento.

Solo a novembre, nel corso di una ulteriore visita, i due dottori che avevano eseguito l’operazione avrebbero finalmente notato la garza sottoponendo quindi il paziente a una nuova operazione per la rimozione della benda, anche se – secondo l’ipotesi accusatoria formulata dal Pm e riportata dal Messaggero – avrebbero falsificato la cartella clinica attestando “di aver rimosso materiale purulento e tessuto necrotico”. Da li la contestazione, nei loro confronti, anche del reato di falsità ideologica.

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