Glaucoma acuto occhio sx e terapie errate (Tribunale di Novara, Sentenza n. 355/2022 pubbl. il 16/06/2022 RG n. 3577/2016)

Glaucoma acuto all’occhio sinistro ed errate prestazioni sanitarie è quello che il paziente lamenta nei confronti dell’Azienda Ospedaliera.

A sostegno della propria domanda, il paziente espone:

–           in data 8.9.2013 si presentava per dolore acuto all’occhio destro e all’arcata sopraccigliare, con arrossamento, insorto il giorno prima;

–           il medico di medicina generale, formulando diagnosi di mera congiuntivite, prescriveva un collirio, suggerendo di sottoporsi ad una visita specialistica;

–           si recava quindi presso l’Ambulatorio di Oculistica del medesimo ospedale, trovandolo chiuso;

–           tornata a casa, faceva quindi uso del collirio prescritto, ma la permanenza del dolore e l’insorgenza di deficit visivo lo inducevano a tornare, in data 10/9/13, presso l’Ambulatorio di Oculistica, dove riceveva diagnosi di glaucoma acuto e immediato trasferimento alla struttura di Galliate;

–           dopo 15 giorni veniva sottoposta a laserterapia all’iride, sia all’occhio destro colpito dal glaucoma sia all’occhio sinistro a scopo preventivo;

–           ciononostante, il gravissimo ritardo nella corretta terapia portava ad un deficit visivo di 1 – 2/20, non emendabile con correzione o altri mezzi.

Il paziente, quindi, riconduce il danno biologico di glaucoma acuto riportato all’errata diagnosi di congiuntivite ad opera del medico di medicina generale, che lo avrebbe dimesso senza che fosse chiamato alcuno specialista in oculistica, evidenziando come l’ambulatorio di oculistica, all’atto delle dimissioni, si trovava chiuso.

Nel merito, il Tribunale ritiene la domanda infondata.

Premessa la responsabilità contrattuale invocata dalla paziente e i conseguenti oneri probatori scaturenti, secondo il Giudice, la ricostruzione del fatto storico non trova conferma nelle risultanze istruttorie.

La donna veniva accettata in P.S. con codice verde alle ore 12.27 del 8.9.2013, per insorgenza dal giorno prima di dolore acuto all’occhio destro e all’arcata sopraccigliare, e veniva visitata dal medico di medicina generale, alle ore 12.29.

Secondo la tesi attorea, il Medico avrebbe provveduto ad effettuare una diagnosi di congiuntivite prescrivendo la somministrazione di un collirio (omettendo la diagnosi di glaucoma acuto) e suggerendo alla paziente di sottoporsi successivamente a visita oculistica, senza indicarne l’urgenza. La donna si sarebbe quindi recata assieme al marito al reparto di oculistica, ma trovandolo chiuso, sarebbe  rientrata a casa seguendo la cura a base di collirio.

Solo in sede di terza memoria istruttoria ex art. 183 sesto comma c.p.c. parte attrice ha poi allegato per la prima volta di essere tornata dal medesimo Medico, dopo aver trovato chiuso il reparto di oculistica, trovando però chiuso anche l’ambulatorio di Medicina Generale.

La struttura sanitaria convenuta allega, invece, che la paziente avrebbe deciso di abbandonare spontaneamente la Struttura e di non attendere ulteriori approfondimenti diagnostici e la visita da parte del medico specialista in oftalmologia, verso il quale era stata indirizzata.

La tesi secondo cui il medico di medicina generale avrebbe dimesso la paziente con diagnosi di congiuntivite e prescrizione di collirio, pertanto, non risulta suffragata da alcun elemento probatorio.

Parte attrice ha dichiarato di aver smarrito la prescrizione medica e allo stesso tempo il marito, sentito come teste,  ha dichiarato di non avere assistito alla visita ambulatoriale e di aver appreso della diagnosi e relativa prescrizione al termine della visita.

Al riguardo, viene richiamato il principio secondo cui la testimonianza de relato actioris ha un valore probatorio fortemente attenuato, pur restando elemento di cui il giudice può tener conto ai fini della decisione nel contesto delle altre risultanze di causa.

Ad ogni modo, la tesi attorea appare smentita dall’esame del verbale della visita, da cui emerge che alle ore 12.32 e dunque dopo soli 3 minuti dall’inizio della visita il Medico, abbia richiesto accertamenti specialistici da svolgersi presso il reparto di Oculistica con quesito diagnostico: “dolore e iperemia congiuntivale occhio dx; Prestazione: vioc esame complessivo dell’occhio visita oculistica”.

Tale documento rappresenta la richiesta interna di visita specialistica. La richiesta di una consulenza specialistica, quale che ne sia lambito specialistico, indica la necessità di una prestazione indispensabile alla definizione del caso, inclusa la conferma o la smentita del codice di priorità attribuito all’accettazione.

Non si è trattato, pertanto, di una richiesta di visita oculistica da effettuarsi ambulatorialmente dopo la conclusione delle prestazioni.

Lo stesso tempo intercorso tra l’inizio della visita  e la richiesta interna di visita specialistica, di soli 3 minuti, evidenzia da parte del medico del Pronto Soccorso l’effettivo immediato riscontro della necessità di un approfondimento diagnostico, il che sconfessa in radice la tesi di una sua diagnosi di congiuntivite e conseguente dimissione dinanzi un conclamato caso di glaucoma acuto.

Tale aspetto è stato poi confermato dal Medico di P.S. in questione, sentito quale teste, che ha dichiarato: nel momento in cui ritengo che si debba fare una visita specialistica faccio un verbale di richiesta interna della prestazione e lo stampo, poi con quello il paziente va dallo specialista. ADR: il doc. 1 di parte attrice che mi viene rammostrato è la richiesta interna che faccio per la visita specialistica, senza di questo il paziente non verrebbe visitato .

Per tali ragioni non è fondata la doglianza relativa ad un errore diagnostico, neppure in termini di mancato riscontro dell’urgenza e della necessità di approfondimento specialistico.

Anche il CTU ha confermato, che in sede di visita in P.S. venne correttamente prescritta una consulenza oculistica da eseguirsi a completamento della prestazione.

Risulta pacifico, poi, che la paziente non abbia potuto effettuare in quel momento la visita oculistica di cui alla richiesta interna, per aver trovato il reparto già chiuso, in quanto l’oculista in servizio nel giorno di domenica 8/9/2013, si sarebbe fermato in guardia attiva fino alle ore 12:25.

L’Oculista, chiamato a testimoniare, ha confermato che in caso di pronta disponibilità vi è l’obbligo di presentarsi in P.S.

Sulla scorta di tali elementi, non viene ritenuta fondata la censura in punto di carenza organizzativa della struttura sanitaria, atteso che il regime di reperibilità avrebbe consentito in ogni caso un intervento tempestivo dell’Oculista.

Quanto al motivo per cui la consulenza oculistica non venne effettuata su chiamata dello specialista in reperibilità, il Giudice evidenzia nuovamente la contraddizione nelle allegazioni dell’attrice, che nelle fasi iniziali del giudizio ha dichiarato di essere andata via per aver già ricevuto dal Medico di P.S. la diagnosi di congiuntivite, salvo poi successivamente sostenere di essere tornata, ma di aver trovato chiuso.

Appare dunque maggiormente probabile che l’attrice, dopo aver trovato chiuso il reparto di oculistica, abbia spontaneamente deciso di allontanarsi prima ancora di essere dimessa e in assenza di diagnosi.

Ciò risulta documentalmente confermato dal verbale di P.S.,  nel quale viene dato atto dello spontaneo allontanamento della paziente, con conseguente chiusura della pratica alle ore 12:56.

Conclusivamente viene richiamato il consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità secondo cui: il certificato medico rilasciato dal medico di un pubblico ospedale è atto pubblico assistito da fede privilegiata e come tale fa piena prova sino a querela di falso, relativamente alla provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato, alle dichiarazioni al medesimo rese, oltre agli altri fatti dal medesimo compiuti o che questi attesti essere avvenuti in sua presenza.  

In sintesi, se il deficit visivo dell’attrice appare riconducibile al ritardo nella diagnosi e nel trattamento del glaucoma acuto, tale ritardo non può addebitarsi ad errore medico, atteso che le condotte addebitate al medico e alla struttura sanitaria risultano smentite dalle emergenze istruttorie.

La domanda viene rigettata.

Avv. Emanuela Foligno

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