Confermata la responsabilità per omicidio colposo della donna che, nell’uscire da un parcheggio, aveva urtato un pedone cagionandogli gravi lesioni al cranio che ne determinavano la morte

Era stata condannata in sede di merito a mesi otto di reclusione in relazione al reato di cui agli artt. 41, 589, primo e secondo comma, cod. pen., aggravato dalla violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale (art. 154 C.d.s.), perché, nell’effettuare la manovra di retromarcia dell’autovettura per uscire dal parcheggio urtava la persona offesa, che cadeva a terra riportando gravi lesioni al cranio, le quali, dopo un breve periodo di ricovero ospedaliero, ne cagionavano la morte.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la donna eccepiva, tra gli altri motivi, la pretermissione da parte del giudice di secondo grado della testimonianza del consulente tecnico, il quale, pur avendo identificato la causa del decesso in un grave trauma cranico dovuto ad un violento impatto, aveva ritenuto non incompatibile la situazione clinica accertata con una caduta della vittima, tenuto conto che la stessa era affetta da encefalopatia ischemica, patologia in grado di causare gravi emorragie cerebrali anche a seguito di lievi scuotimenti della massa cerebrale.

I Giudici Ermellini, tuttavia, con la sentenza n. 21040/2021, hanno ritenuto di respingere la doglianza proposta evidenziando l’impossibilità di ricondurre la causa del decesso ad una caduta accidentale del pedone dovuta a un suo pregresso malore, dal momento che il referto ospedaliero individuava la causa della morte esclusivamente nel trauma cranico subito e che dai rilievi fotostatici compiuti dagli agenti di polizia non emergeva alcuna asperità del terreno tale da giustificare una caduta improvvisa con un così forte impatto.

La redazione giuridica

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