Respinto il ricorso di un uomo condannato per guida in stato di ebbrezza con l’aggravante di aver provocato un incidente

Con la sentenza n. 33223/2020 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un automobilista condannato in sede di merito per il reato di guida in stato d’ebbrezza aggravato dall’avere provocato un incidente stradale, ai sensi dell’art. 186 del Codice della Strada). All’uomo, in particolare, era addebitato di avere guidato l’autovettura con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/I (risultato, sia alla prima che alla seconda misurazione, pari a 2,27 g/l) e di avere, in tali condizioni, causato un sinistro.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente lamentava vizio di motivazione in ordine alle ragioni del suo mancato proscioglimento, avuto riguardo al tempo decorso tra la cessazione dell’assunzione di bevande alcoliche  e la sottoposizione a misurazione del tasso alcolemico.

A detta dell’imputato, infatti, tra il sinistro e la rilevazione era decorsa circa un’ora, di tal che, per accertare quale fosse il tasso alcolemico nel momento in cui egli si trovava alla guida del suo veicolo, occorreva tenere presente il processo fisiologico rappresentato dalla “Curva di Widmark”, una formula tesa a stabilire, attraverso la valutazione di alcuni elementi, una relazione tra la concentrazione ematica al momento della misurazione, quella estrapolata al momento dell’assunzione e le ulteriori caratteristiche rilevanti ai fini della velocità di eliminazione dell’alcool dall’organismo, in modo da poter risalire, in linea teorica, al livello di concentrazione dell’alcool nel sangue nei diversi momenti successivi all’assunzione.

In base a tale formula, sussiste una iniziale fase crescente del tasso alcolemico, che solo in un momento successivo comincia a calare; pertanto, l’identico risultato nelle due rilevazioni sulla persona dell’imputato avrebbe comprovato, secondo la prospettazione difensiva, il raggiungimento, al momento dell’esame con etilometro, del picco alcolimetrico, dal che discendeva che al momento della condotta alla guida (oltre un’ora prima) l’uomo avrebbe presentato un tasso alcolemico sicuramente inferiore.

I Giudici Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di non accogliere il motivo di doglianza proposto.

Dal Palazzaccio hanno chiarito che il grado di attendibilità della formula di Widmark “non risulta suscettibile di valutazione in sede di sindacato di legittimità, anche perché non risultano suscettibili di specifico accertamento – quand’anche si volesse accreditare alla teoria in esame il carisma dell’univoca scientificità – le variabili del caso concreto potenzialmente incidenti sulla misurazione del tasso alcolemico e sulla durata delle fasi ascendente e discendente del tasso”.

In secondo luogo, I Giudici di Piazza Cavour hanno evidenziato che “nel nostro sistema penale non vi é spazio per le c.d. prove legali, sì che la prova del reato può essere tratta, al di là di ogni ragionevole dubbio, allorquando vengano rilevate sul conducente le manifestazioni esteriori tipiche dello stato di alterazione da alcool e la dipendenza di quest’ultimo dall’assunzione di bevande alcoliche venga confermata, sul piano della convergenza indiziaria, dagli esiti degli accertamenti strumentali o sui liquidi biologici”; il tutto senza contare che, nella specie, il superamento (anche) della soglia di 1,50 g/I (ossia della soglia minima per configurare l’ipotesi di maggiore gravità) era avvenuto in misura tale da indurre la Corte di merito, in termini del tutto logici e corretti, a ravvisare in esso un’autonoma dimostrazione del grado di ebbrezza dell’imputato, estremamente elevato.

Inoltre la Cassazione ha sottolineato che, come correttamente osservato dalla Corte di merito, neppure si versava, nella specie, nel campo della cosiddetta prova scientifica, “atteso che il richiamo alla tesi che sostiene la validità della c.d. curva di Widmark è stato introdotto come mero argomento difensivo, senza il supporto di una consulenza di parte, né la sollecitazione a un apporto peritale”. Pertanto, si era in presenza della più totale carenza di specifici ed oggettivi elementi, scientifici e/o fattuali, dimostrativi del fatto che la misurazione del tasso alcolemico sull’imputato fosse falsata per eccesso e che il grado etilico dello stesso fosse giunto al picco massimo al momento della misurazione.

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