Il danno risarcibile ai congiunti per le lesioni patite dal parente, vittima primaria dell’illecito, non può essere limitato al solo pregiudizio consistente nel “totale sconvolgimento delle abitudini di vita”

La vicenda

I congiunti (genitori e fratelli) della vittima di un incidente stradale avevano proposto ricorso per cassazione contro la decisione della corte d’appello di Roma che aveva negato loro il diritto al risarcimento del danno (danno non patrimoniale) alla persona, quale conseguenza del danno inferto al loro congiunto, ossia delle lesioni patite da quest’ultimo.

La Corte di merito aveva negato loro il riconoscimento di tale voce di danno, ritenendo che il pregiudizio dei congiunti, come conseguenza delle lesioni inferte alla vittima prima dell’incidente stradale, è ipotizzabile solo se consistente in “un totale sconvolgimento delle abitudini di vita del nucleo familiare su cui sono riverberate quali conseguenze gli effetti dell’evento traumatico subito dal familiare”.

Ad avviso del Collegio di secondo grado, nel caso di specie, la prova di tale sconvolgimento delle abitudini di vita non era stata fornita, né poteva desumersi dal mero rapporto di parentela.

La natura del danno patito dai prossimi congiunti della vittima di incidente stradale

Ma la Corte di Cassazione (Terza Sezione Civile, n. 7748/2020) ha accolto il ricorso perché fondato. La giurisprudenza, a tal riguardo, ha più volte ricordato che “il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta” (Cass. 11212/2019; Cass. n. 2788/2019; Cass. n. 17058/2017).

Nel caso in esame, la decisione della corte di merito era errata nella premessa: essa postulava, invero, che il danno risarcibile ai congiunti per le lesioni patite dal parente, vittima primaria dell’illecito, fosse solo quello consistente nel “totale sconvolgimento delle abitudini di vita”, limitazione che non ha in realtà alcuna ragion d’essere. Dalle lesioni inferte a taluno possono derivare, in astratto, per i congiunti sia una sofferenza d’animo (danno morale) che non produce necessariamente uno sconvolgimento delle abitudini di vita, sia un danno biologico (una malattia), anch’essa senza rilevanza alcuna sulle abitudini di vita.

Il danno subito dai congiunti della vittima è infatti, un danno diretto, quale conseguenza della lesione inferta al parente prossimo, la quale rileva dunque come fatto plurioffensivo, che ha vittime diverse, ma egualmente dirette; non può perciò, parlarsi di vittime secondarie.

Ne deriva che la lesione della persona di taluno può provocare nei congiunti sia una sofferenza d’animo sia una perdita vera e propria di salute, come una incidenza sulle abitudini di vita.

Non v’è motivo, perciò, di ritenere questi pregiudizi soggetti ad una prova più rigorosa degli altri, e dunque insuscettibili di essere dimostrati per presunzioni. E tra le presunzioni assume ovviamente rilievo il rapporto di stretta parentela (nella fattispecie, genitori e fratelli) fra la vittima in primis, per cosi dire, ed i suoi congiunti.

Il rapporto di stretta parentela esistente fa presumere, secondo un criterio di normalità sociale (ossia ciò che solitamente accade) che genitori e fratelli soffrano per le gravissime permanenti lesioni riportate dal prossimo congiunto. Non v’è dunque bisogno, come postula la sentenza impugnata, che queste sofferenze si traducano in uno “sconvolgimento delle abitudini di vita”, in quanto si tratta di conseguenze estranee al danno morale, che è piuttosto la soggettiva perturbazione dello stato d’animo, il patema, la sofferenza interiore della vittima, a prescindere dalla circostanza che influisca o meno sulle abitudini di vita.

In definitiva, la Corte ha cassato la sentenza impugnata con rinvio della causa alla corte d’appello di Roma per un nuovo esame.

Avv. Sabrina Caporale

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