Non esiste alcun automatismo tra danno biologico e danno morale, anche quando il danno biologico attiene alla sfera psichica del soggetto; perciò entrambi vanno tempestivamente allegati e provati nell’ambito del giusto contraddittorio tra le parti

L’azione di risarcimento del danno morale

Gli appellanti avevano proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Bologna che aveva negato loro il diritto al risarcimento del danno morale soggettivo subito per la perdita del figlio, deceduto in incidente stradale.

Nel respingere l’appello, la corte territoriale aveva ritenuto tardive le domande risarcitorie relative al danno morale, allegate nella memoria ex art. 183 n. 3 c.p.c., sull’assunto che dette domande non potessero ritenersi già incluse nelle richieste di risarcimento del danno non patrimoniale indicate nell’atto di citazione, in quanto attinenti al danno biologico di tipo psichiatrico, e che quest’ultimo dovesse, quindi, ricevere considerazione in base alle allegazioni e alle prove dedotte tempestivamente nell’atto di citazione. I giudici dell’appello, a tal proposito, avevano ritenuto del tutto improprio il richiamo degli appellanti al carattere unitario del danno non patrimoniale, poiché la sua liquidazione non può prescindere dalla tempestiva allegazione, e della relativa prova, di tutti gli aspetti nei quali tale danno si articola.

Mentre per i ricorrenti la sentenza impugnata era errata proprio perché non aveva tenuto conto del principio di onnicomprensività del danno non patrimoniale in cui è incluso “il danno morale soggettivo”.

Ma il motivo è stato dichiarato inammissibile (Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, ordinanza n. 7964/2020).

Il Supremo Collegio ha affermato che non esiste alcun “automatismo tra danno biologico e danno morale, anche quando il danno biologico attiene alla sfera psichica del soggetto, e dunque entrambi vanno allegati e provati nell’ambito del giusto contraddittorio tra le parti. Il primo richiede una valutazione di tipo medico-legale, mentre il secondo incide sulla cd sfera soggettiva interna, incidente sul danno patrimoniale da liquidarsi. Trattandosi quindi di profili distinti, il giudice dovrà preliminarmente verificare se e come tali specifiche componenti siano state allegate e provate dal soggetto che ha azionato la pretesa risarcitoria, provvedendo successivamente, in caso di esito positivo della verifica – ad adeguare la misura della reintegrazione del danno non patrimoniale, indicando il criterio di valutazione adottato, che dovrà risultare coerente logicamente con gli elementi circostanziali ritenuti rilevanti a esprimere l’intensità e la durata della sofferenza psichica (morale) derivata dall’illecito” (Cass. Sezione Terza, n. 24075/2017).

Da questa autonomia strutturale, ne deriva che, ove sia dedotta e provata l’esistenza di uno di tali pregiudizi, inerenti alla sfera interiore o psichica della persona, non aventi base medico-legale, essi dovranno formare oggetto di separata allegazione, valutazione e liquidazione, posto che soltanto in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali allegate dal danneggiato, che rendano il danno più grave rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione (Sez. 3, Sentenza n. 2788 del 31/01/2019; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 901 del 17/01/2018).

La decisione

Orbene, nel caso in esame, l’impugnativa aveva anzitutto ad oggetto la statuizione sulla qualificazione della domanda, questione relativa alla valutazione della pretesa risarcitoria in riferimento ai fatti dedotti, come tale riservata al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità.

Sulla base di tali considerazioni, la Cassazione ha ritenuto che, accolta la domanda di risarcimento del danno parentale, nella misura di 230.000.00 euro per ciascun genitore, correttamente fosse stata rigettata la ulteriore pretesa relativa alla liquidazione separata del “danno morale soggettivo” della madre, inteso dalla parte come “equivalente al danno biologico”, trattandosi di pregiudizio non specificamente allegato nell’atto introduttivo.

Avv. Sabrina Caporale

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