Il danno da perdita di chance non richiede la prova del sicuro superamento della selezione ma quella della probabilità di superarla

L’azione di risarcimento per la perdita di chance

Il Tribunale di Bari aveva accolto il ricorso proposto da un dipendente di Poste Italiane S.p.A., cui aveva riconosciuto il diritto a partecipare “all’accertamento professionale per la copertura dei posti di Q2 per la sede Puglia”, condannando la società datrice di lavoro a corrispondergli, a titolo di risarcimento del danno per la perdita di chance, la somma complessiva di 5.000 euro.

La Corte di appello di Roma rigettava il gravame della società. Premesso il diritto del lavoratore a partecipare alla selezione interna per l’Area Quadri di 2 livello sulla base dei criteri concordati in sede sindacale, i giudici dell’appello avevano riconosciuto, altresì, il diritto di quest’ultimo al risarcimento del danno parametrato alle probabilità di successo e ciò, in quanto egli aveva plausibili possibilità di vittoria, essendo inquadrato nella qualifica di ex VI categoria, rispetto ad altri concorrenti che avevano tutti qualifica inferiore e con mansioni meramente esecutive.

La vicenda è giunta dinanzi alla Suprema Corte che ha confermato la decisione impugnata perché coerente e immune da vizi (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 23936/2019).

La Corte di appello, osservando che il danno da perdita di chance richiede non la prova del sicuro superamento della selezione ma quella della probabilità di superarla, aveva fatto corretta applicazione del principio, confermato anche dalle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 21678 del 2013), secondo cui “in tema di risarcimento del danno per perdita di chance di promozione, incombe sul singolo dipendente l’onere di provare, pur se solo in modo presuntivo, il nesso di causalità tra l’inadempimento datoriale e il danno, ossia la concreta sussistenza della probabilità di ottenere la qualifica superiore”.

La Corte di merito aveva infatti ritenuto che, partecipando alla selezione, il lavoratore avrebbe avuto una concreta, effettiva e non ipotetica probabilità di conseguire la promozione. Il convincimento in tal senso espresso era stato ricavato, per presunzioni, sulla base di indici che, nell’apprezzamento della Corte territoriale, avevano rivestito carattere significativo del fatto ignoto.

Detto apprezzamento non è oggetto di censura, sia pure nei ristretti limiti in cui lo stesso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, e non può essere suscettibile di sindacato di legittimità.

Avv. Sabrina Caporale

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