Il pregiudizio denominato danno riflesso patito dai familiari della vittima è una voce di danno autonoma e distinta dalla lesione subita dal danneggiato

Il Giudice del fallimento non può negare di ammettere al passivo del fallimento l’importo inerente il danno riflesso subito dai congiunti senza esaminare i documenti prodotti con l’istanza di ammissione.

Il Giudice non può negare di ammettere al passivo fallimentare il danno riflesso ai congiunti senza esaminare i documenti prodotti in quanto la personalizzazione della lesione subita dalla vittima non è infatti sovrapponibile al pregiudizio patito dai familiari che merita un esame autonomo.

La sesta sezione della Suprema Corte (Cass Civ., Ordinanza  n.16225, del 29 luglio 2020) si è occupata dell’impugnazione del Decreto del Tribunale di Torino del 14 marzo 2018 con il quale veniva respinta la domanda di insinuazione al passivo in via privilegiata per il credito complessivo di € 189.769,38, di cui € 76.058,00 a titolo di personalizzazione nella misura del 25% del pregiudizio psico-fisico e morale patito dalla vittima, ed € 100.000 a titolo di danno riflesso per i congiunti.

I congiunti del lavoratore di una società dichiarata fallita presentano domanda di insinuazione al passivo del fallimento per gli importi loro riconosciuti a titolo di danno riflesso.

Il Tribunale di Torino, sezione fallimenti, respinge la domanda di insinuazione al passivo.

Nel relativo Decreto viene motivato che: “la personalizzazione del danno non patrimoniale per ritenersi non compresa nella liquidazione del danno alla persona attraverso il meccanismo tabellare, dovesse formare oggetto di specifica allegazione e dimostrazione di circostanze ed elementi fattuali che caratterizzano le conseguenze pregiudizievoli”.

Viene dunque sostenuto dal Giudice del fallimento che la personalizzazione del danno non patrimoniale, per ritenersi non compresa nella liquidazione del danno alla persona attraverso il meccanismo tabellare, doveva formare oggetto di specifica allegazione e dimostrazione di circostanze ed elementi fattuali che caratterizzano le conseguenze pregiudizievoli.

Secondo il Collegio, invece, le circostanze allegate dai familiari dell’ex lavoratore, pur nell’oggettiva gravità dell’evento,  non risultavano eccedere le conseguenze mediamente riconducibili a lesioni di analoga gravità e non erano idonee a connotare particolari condizioni soggettive di sofferenza fisica o ulteriori danni riflessi.       

La vertenza approda dinnanzi alla Cassazione che accoglie la domanda dei congiunti dell’ex lavoratore.

Rilevano gli Ermellini che il Tribunale di Torino ha erroneamente respinto le domande sulla personalizzazione del danno ritenendo insufficienti le allegazioni e le deduzioni istruttorie effettuate dagli opponenti.

Viene censurato la decisione territoriale in quanto maturata senza avere preso in considerazione i fatti storici allegati alla domanda di insinuazione ai fini della personalizzazione del danno e del danno riflesso.

Il Decreto torinese ha totalmente omesso di considerare gli  elementi fattuali  specificamente allegati e indicati dai congiunti dell’ex lavoratore volti ad affermare e dimostrare gli elementi costitutivi della personalizzazione del pregiudizio non patrimoniale e del danno riflesso subito.

E anche successivamente, il Collegio, ha errato nel rilevare che “l’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé il vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante sia stato comunque preso in considerazione dal Giudice”.

Secondo gli Ermellini ciò non è accaduto.

Difatti, nel decreto impugnato non compare nessun riferimento a circostanze citate nell’opposizione e ciò significa che il Tribunale si è limitato ad argomentare sulla personalizzazione del danno per poi applicare, errando, le medesime valutazioni al danno riflesso dei congiunti.

Personalizzazione del danno e danno riflesso dei congiunti sono due poste risarcitorie distinte e differenti l’una dall’altra in quanto la personalizzazione del danno è calcolata in base all’intensità dei patimenti subiti dalla vittima, mente il danno riflesso è quello patito dai congiunti della vittima.

Tali voci di danno devono quindi essere esaminate autonomamente, mentre, nel concreto, il Tribunale di Torino ha confuso poste risarcitorie differenti cui, peraltro, corrispondevano allegazioni e deduzioni specifiche e distinte.

Per tali ragioni vengono ritenute fondate le doglianze sollevate dai congiunti dell’ex lavoratore e viene censurato l’omesso esame di fatti decisivi allegati e documentati dagli opponenti negli atti processuali.

E, sottolineano i Supremi Giudici, “senza che sia neppure necessario dimostrare l’esistenza di un nesso con l’erronea decisione presa dai Giudici torinesi perché l’errore consiste proprio nella omessa valutazione delle allegazione, la cui decisività, peraltro, viene affermata dalla stessa sentenza impugnata, dal momento in cui dalla loro asserita mancanza fa derivare il rigetto delle pretese in quanto non provate.”

La sentenza torinese, quindi, contiene vizio di omesso esame di fatti potenzialmente decisivi, alla stregua della giurisprudenza consolidatasi in materia la quale afferma che “l’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé vizio di omesso esame di un fatto decisivo solo se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice”.

Inoltre la sentenza è censurabile ulteriormente sotto il profilo del vizio di motivazione inesistente e solo apparente in quanto dalla pronuncia impugnata è stato completamente pretermesso ogni riscontro non solo fattuale ma anche giurisprudenziale riferibile al danno riflesso dei congiunti.

La sentenza viene cassata con rinvio ad altro Giudice.

Avv. Emanuela Foligno

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