Il Medico che succede a un collega nel turno assume la medesima posizione di garanzia gravante sul sostituito ed è obbligato ad informarsi sulle condizioni dei pazienti ivi ricoverati.

Il Medico che succede a un collega nel turno di reparto è tenuto a informarsi sulle condizioni dei pazienti del reparto, la Sezione penale della Cassazione effettua il riparto delle rispettive responsabilità dei tre Medici coinvolti (Cassazione Penale, Sez. III, 26/11/2021, ud. 26/11/2021, pubblicata il 12/01/2022, n.497)

Medico che succede a un collega nel turno: La Suprema Corte è chiamata a decidere sulla ripartizione di responsabilità nel particolare caso di Medico che succede ad un collega nel turno di reparto.

 La Corte di Appello di Catania, pronunciando in sede di rinvio all’esito di annullamento disposto dalla Corte di Cassazione, ha confermato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Catania che, per quanto qui di interesse, assolveva i tre Medici dall’accusa di omicidio colposo.

Secondo l’accusa, i tre imputati, specialisti Urologi avrebbero cagionato la morte del paziente conseguente “allo shock e peritonite con malattia diverticolare inveterata”, in particolare omettendo di valutare correttamente segni clinici inequivocabili di diverticolite dei sigma e di conseguente occlusione intestinale, quali il grave rialzo febbrile e dolori addominali, nonché il risultato dell’esame radiologico, evidenziante la presenza di livelli idro-aerei in cavità peritoneale, ed omettendo inoltre di eseguire accertamenti diagnostici approfonditi, quali TAC o ecografia, nonché di richiedere tempestivamente consulenza.

La sentenza impugnata ha escluso la responsabilità degli imputati: “a) con riferimento al Medico  D.M., perché lo stato doloroso nuovo rispetto a quello constatato dai Medici del Pronto Soccorso si è manifestato dopo la sua sostituzione, avvenuta alle ore 18,15, e quando è rientrato in servizio la sera ha immediatamente fatto eseguire la TAC; b) con riferimento al Medico A.A., perché rimasto sempre in sala operatoria, e la constatazione dei nuovi sintomi, avvenuta alle ore 12,30 di quel giorno, con connessa prescrizione della somministrazione di un farmaco, è stata effettuata ad opera della dottoressa F., la quale, però, non aveva ritenuto di informare il Medico di turno di tali novità; c) con riferimento al Medico V.V., perché egli è sopravvenuto successivamente ad A.A., ed ha potuto constatare un fattore confondente, quale l’emissione di una modesta quantità di feci liquide. In definitiva tutte le assoluzioni del primo Giudice evidenziano una colpa non grave che esclude la responsabilità penale, così come previsto dal D.L. n. 13 settembre 2012, n. 158 convertito in L. 8 novembre 2012, n. 189, che è legge più favorevole agli imputati, rispetto al pregresso impianto normativo”.

Le parti civili ricorrono in Cassazione.

La Cassazione preliminarmente evidenzia che il Tribunale di Catania aveva pronunciato sentenza di assoluzione di D.M., V.V. e A.A. a norma dell’art. 530 c.p.p., comma 2, ma che, a seguito degli appelli del Pubblico Ministero e delle parti civili, i tre imputati venivano ritenuti penalmente responsabili dal Giudice di secondo grado, per il ritardo nel formulare una corretta diagnosi o, comunque, nel disporre approfondimenti diagnostici o consulenziali.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 19175 del 2016, annullava con rinvio la sentenza di condanna della Corte d’Appello, sia per la mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, sia per il mancato esame della questione concernente l’applicazione della disciplina di cui al D.L. n. 158 del 2012.

Nel giudizio di rinvio, veniva disposta una nuova CTU Medico-legale dalla quale emergeva: “a) era esigibile una diagnosi differenziale tra patologia urologica ed occlusione intestinale meccanica, o quanto meno un più approfondito approccio diagnostico, soprattutto a partire dalle ore 18,45, atteso l’aggravamento delle condizioni cliniche; b) gli elementi di monitoraggio clinici e diagnostici relativi alla vittima erano chiari a tutti i medici di turno, a partire dalle ore 18,45; c) l’intervento chirurgico era stato eseguito in ritardo, con ulteriore aggravio delle conseguenze derivanti dal ritardo diagnostico, ma la vittima era già giunta nel reparto di chirurgia in condizioni cliniche precarie.”.

Ciò evidenziato in fatto, gli Ermellini osservano che l’assoluzione ex art. 530 c.p.p., comma 2, nuoce alla parte civile, e che, in ogni caso, la ravvisabilità della colpa lieve invece che della colpa grave, a norma del D.L. n. 158 del 2012, esclude la colpevolezza, ma non il reato, con conseguente obbligo di pronuncia di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Le parti civili ricorrenti deducono che la sentenza impugnata ha sostanzialmente ritenuto sussistente la colpa lieve e che, a norma del D.L. n. 189 del 2012, art. 3 la colpa lieve, se non è sufficiente ad integrare la responsabilità penale a carico dell’esercente la professione sanitaria il quale si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, fonda comunque l’obbligo risarcitorio di cui all’art. 2043 c.c.

Ebbene, almeno dalle ore 18,45, doveva essere disposta la TAC, poi richiesta da D.M. alle ore 00,10 , e che perciò: A.A., in servizio alle ore 18,45, è responsabile di un ritardo di oltre 29 ore; V.V, subentrato al primo alle ore 14,13, è responsabile di un ritardo di 10 ore; D.M., subentrato al secondo alle ore 20,10, è responsabile di un ritardo di 4 ore.

Quindi, ad ogni medico che succede ad un collega nel turno viene attribuita una parte di responsabilità.

Secondo la giurisprudenza di legittimità:

 a) il medico che succede ad un collega nel turno in un reparto ospedaliero, assume la medesima posizione di garanzia gravante sul sostituito, ed è perciò obbligato ad informarsi sulle condizioni dei pazienti ivi ricoverati.

 b) l’errore diagnostico si configura anche quando il sanitario ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi

 c) l’eventuale condotta colposa successiva di altri sanitarie nella specie i chirurghi, non costituisce causa sopravvenuta escludente il rapporto di causalità salvo i casi di eccezionalità ed imprevedibilità

Inoltre, la limitazione di responsabilità prevista dalla L. n. 189 del 2012 attiene solo alle condotte professionali conformi alle linee guida, ma non si estende agli errori diagnostici connotati da negligenza o imprudenza.

I ricorsi vengono dichiarati inammissibili e i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali.

Avv. Emanuela Foligno

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