Impugnare una cartella di pagamento notificata con PEC, si può?

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Una sentenza della Commissione Tributaria provinciale di Milano ha chiarito quando si può impugnare una cartella di pagamento notificata con PEC

È possibile per il contribuente impugnare una cartella di pagamento notificata con PEC?
Sì, se il formato dell’allegato è quello pdf.
Ad affermarlo è la sentenza n. 1023/17 emessa dalla Commissione Tributaria provinciale di Milano.
Per i giudici, infatti, si può possibile impugnare una cartella di pagamento notificata con PEC se l’allegato è in pdf in quanto, non essendo l’originale della cartella – ma una mera riproduzione – non è piena prova.
Un indirizzo, questo, condiviso anche dalla Commissione Tributaria Provinciale di Salerno.
Anche in questo caso è stato confermato l’orientamento secondo cui le cartelle di pagamento notificate tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) dall’Agenzia Entrate Riscossione sono illegittime, e vanno annullate, se in allegato vi è un file .pdf e non .p7m.
La legge, infatti, permette la notifica delle cartelle esattoriali con la PEC, solo per quei contribuenti che, in quanto professionisti, imprenditori e società, sono tenuti a dotarsi di questo esclusivo sistema di e-mail.
Quanto al formato dell’allegato contenente la cartella di pagamento, non è specificato dalla legge. Ma alcuni giudici hanno assunto che un formato .pdf è una mera riproduzione dell’originale cartaceo.

Pertanto, il formato pdf non garantisce la genuinità del documento essendo lo stesso paragonabile ad una fotocopia.

In queste circostanze è dunque possibile impugnare una cartella di pagamento notificata con PEC
La differenza esistente tra un formato .pdf e un p7m, è che un file in formato .p7m è equivalente ad un file in formato .pdf, ma il primo contiene la firma digitale.

A sostegno di quanto affermato dalla sentenza, vi è anche il Codice di procedura civile che impone all’ufficiale giudiziario l’utilizzo della firma digitale, ogni volta che ci si avvale della Pec per la notifica.

Dello stesso orientamento è stata la Commissione Provinciale di Reggio Emilia, che ha affermato che solo il formato .p7m garantisce l’integrità e quindi l’immodificabilità del testo contenuto nel file.
È bene comunque ricordare che per poter aprire un file in formato .p7m è necessario che il destinatario dell’atto, abbia sul proprio PC un software che consente di poter prendere visione del file e quindi leggerlo, verificando l’autenticità del nome del mittente e la firma.
Ne consegue, pertanto, che il contribuente può impugnare la notifica se la cartella allegata alla PEC è in formato.pdf.
 
 
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