Il camice bianco è accusato del mancato ricovero di un paziente di 53 anni, morto poche ore dopo le dimissioni asseritamente per un infarto scambiato per epigastralgia

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per un medico in servizio presso una struttura sanitaria capitolina a conclusione dell’inchiesta sul decesso di un operaio di 53 anni, morto poche ore dopo le dimissioni dal Pronto soccorso a causa – secondo l’ipotesi accusatoria – di un infarto scambiato per epigastralgia.

Il fatto, riportato dal Messaggero, risale al 2019. Il paziente sarebbe arrivato in ospedale la notte del 24 novembre alle 22.50 a bordo di un’ambulanza, accusando forti dolori addominali; alle 23.47 la dottoressa di turno lo avrebbe dimesso con una diagnosi di dolore addominale epigastrico e la prescrizione di un gastroresistente, da assumere a digiuno per un mese, e di due medicinali antireflusso da assumere per una settimana. Alle 3 di quella stessa notte – come raccontato dalla compagna – avrebbe avuto un malore. Nonostante la nuova corsa in ospedale alle 6 di mattina era sopraggiunto il decesso.

Per il Pubblico Ministero, titolare del fascicolo, le dimissioni del paziente sarebbero state sbrigative.

Il camice bianco indagato, in particolare, avrebbe sottovalutato i risultati dell’elettrocardiogramma; il tracciato infatti sarebbe stato “al limite della norma”, ma avrebbe evidenziato comunque due anomalie che non sarebbero state considerate a dovere.

La professionista, quindi, “discostandosi dalle linee guida del settore, preso atto dei sintomi di dolore addominale epigastrico da tre giorni di tipo intermittente”, non avrebbe disposto ulteriori accertamenti previo ricovero. Il tutto nonostante i sintomi riferiti dal 53enne “rientrassero nelle possibili manifestazioni atipiche di una sindrome coronarica acuta”.

Il collegio di esperti incaricato di eseguire gli accertamenti peritali ha concluso che a causare il decesso sarebbe stato un arresto cardiocircolatorio scatenato dalla rottura di una placca coronarica, da ricondurre ad un periodo non inferiore alle quattro ore precedenti, ovvero proprio in corrispondenza dell’orario di permanenza del paziente in ospedale.

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