Il Tribunale di Firenze ha disposto la liquidazione di 150mila euro a favore di una donna che rischiò la vita per un’ infezione contratta dopo il parto

Nel 2008 rischiò la vita a causa di un’ infezione contratta dopo il parto presso una struttura sanitaria di Firenze. Per tale motivo il Tribunale civile del capoluogo toscano ha condannato l’Azienda ospedaliera a risarcire la donna. L’importo da liquidare è pari a 150mila euro, a cui si aggiungono altri 20mila euro in favore del compagno.

La consulenza tecnica, secondo quanto riporta la Nazione, ha evidenziato che alla base di quanto accaduto, vi sarebbero delle responsabilità della struttura. Più specificamente, i consulenti parlano di “negligenza, imperizia e imprudenza” nell’assistenza prestata alla neomamma, all’epoca 34enne. La condizioni della donna sarebbero peggiorate al punto da rendere necessario un intervento di urgenza per la rimozione dell’utero.

Inoltre, sempre secondo le conclusioni dei periti, il personale della struttura avrebbe sottovalutato l’infezione senza somministrare gli antibiotici che avrebbero potuto farla regredire. Peraltro gli esperti evidenziano che “mai durante la sua degenza” si ipotizzò “la possibilità di esecuzione di esami o di un controllo medico”.  Il tutto nonostante il dolore lamentato dalla paziente.

Intanto dal Centro di gestione del rischio clinico della Toscana, arrivano dei dati confortanti in relazione ai contenziosi che vedono coinvolte le strutture sanitarie regionali.

Le richieste di risarcimento nel 2017 sarebbero infatti calate del 15 rispetto al precedente anno. Il trend sarebbe in diminuzione dal 2014.

Per Federico Gelli, ex parlamentare del PD, tale risultato sarebbe un primo effetto delle Legge sulla responsabilità professionale, approvata nel 2017, che porta il suo nome. “Il Centro per il rischio clinico della Regione – evidenzia Gelli – ha conteggiato lo scorso anno 1.140 richieste alle aziende sanitarie e ospedaliere. Nel 2016 erano state 1.334. Un calo sensibile, dovuto certamente all’attivazione di quelle funzioni di monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio (risk management) in tutte le strutture, già previste dalla legge sulla responsabilità professionale e anticipate dalla legge di stabilità del 2016”.

Secondo Gelli “questo lavoro di sensibilizzazione nei confronti dei medici sulle buone pratiche e sui protocolli da seguire per evitare di incappare in errori, condotto sia a livello regionale che di singola azienda, sta dando i suoi frutti”.

 

 

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