Per la Cassazione il datore è responsabile degli infortuni sul lavoro se non pone in essere le cautele finalizzate alla disciplina e governo del rischio di comportamento imprudente del lavoratore

In tema di infortuni sul lavoro, perché possa ritenersi che il comportamento negligente, imprudente e imperito del lavoratore, pur tenuto in esplicazione delle mansioni allo stesso affidate, costituisca concretizzazione di un “rischio eccentrico”, con esclusione della responsabilità del garante, è necessario che questi abbia posto in essere anche le cautele che sono finalizzate proprio alla disciplina e governo del rischio di comportamento imprudente, così che, solo in questo caso, l’evento verificatosi potrà essere ricondotto alla negligenza del lavoratore, piuttosto che al comportamento del garante.

Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza n. 26618/20, pronunciandosi sul ricorso del presidente del consiglio di amministrazione di una società di trasporti, condannato in sede di merito per il reato di lesioni colpose commesso con violazione delle norme antinfortunistiche.

Nello specifico, l’imputato era stato ritenuto responsabile per l’infortunio occorso a un dipendente della società il quale, mentre era intento ad estrarre una pedana mobile dalla banchina dell’officina, nella fase di sollevamento della stessa, era stato violentemente colpito al volto da una forca del carrello elevatore manovrato da un altro lavoratore, riportando una frattura scomposta bilaterale della mandibola che comportava una incapacità di attendere alle normali occupazioni per un periodo superiore a quaranta giorni.

I giudici di merito avevano ritenuto dimostrata la responsabilità del ricorrente, datore di lavoro dell’infortunato, in relazione alla mancata previsione dei rischi connessi all’attività da compiersi nella fase di manutenzione delle pedane ed alla mancata attuazione di misure tecniche organizzative idonee ad escludere tali rischi.

Nel corso della istruttoria era stato accertato, infatti, come le pedane fossero sprovviste di sistemi di aggancio alle forche del carrello elevatore.

Era quindi necessario, per il lavoratore, inserire uno spessore tra la pedana e la banchina allo scopo di consentire l’operazione di sollevamento ad opera del manovratore del carrello, prodromica allo spostamento della pedana per il trasporto in officina. Seguendo tale prassi rischiosa, la vittima, adagiata sulle forche del carrello, aveva inserito un martello tra la banchina e la pedana. Nel corso della operazione una delle forche aveva perso la presa e, oscillando, aveva colpito il lavoratore.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente eccepiva che, diversamente da quanto affermato dai Giudici di appello, il vaglio concreto e approfondito delle risultanze probatorie avrebbe dovuto condurre alla esclusione della responsabilità della sua, essendosi interrotto il nesso causale tra condotta ed evento in ragione dell’abnormità del comportamento serbato dal ricorrente.

L’estrazione della pedana e il trasporto in officina per la riparazione non erano operazioni prevedibili, in quanto non contemplate dal costruttore, non previste dai datore di lavoro e mai analizzate dal responsabile per la sicurezza. Ove il dipendente si fosse attenuto alle prescrizioni operative impartite dal datore di lavoro l’incidente non si sarebbe verificato: l’infortunato, invero, avrebbe dovuto segnalare al datore di lavoro la necessità dello spostamento della pedana per ricevere istruzioni sulle corrette modalità operative.

La scelta di agire nonostante l’assenza di precise indicazioni datoriali costituirebbe manifestazione di una libera iniziativa dell’infortunato, suscettibile di impedire ogni forma di controllo del datore di lavoro il quale non può rispondere di eventi riconducibili a fattori estranei ai prevedibili rischi.

I Giudici Ermellini hanno ritenuto il motivo di doglianza infondato. Il comportamento imprudente del lavoratore – hanno specificato dal Palazzaccio – non può essere causa di esclusione della responsabilità del datore di lavoro ove, come nel caso in questione, questi non abbia adottato tutte le misure idonee a prevenire i rischi collegati a tali prevedibili comportamenti imprudenti.

Inoltre, conformemente a quanto rappresentato dai giudici di merito, la Cassazione ha sottolineato come l’attivazione di un rischio eccentrico rispetto a quelli rientranti nella sfera di governo del datore di lavoro non sia ipotizzabile in presenza di evidenti lacune e criticità del sistema di sicurezza approntato dal datore di lavoro nelle fasi delle lavorazioni. Ciò in quanto, seconda orientamento conforme della giurisprudenza di legittimità, le disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua colpa, dovendo, il datore di lavoro, prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli.

“Risulta quindi evidente – conclude la Suprema Corte – come non sia possibile inquadrare nell’ambito di una condotta abnorme il comportamento serbato dal lavoratore, non essendosi realizzato tale comportamento in un ambito avulso dal procedimento lavorativo a cui era addetto e non potendosi sostenere che si trattasse di una condotta assolutamente eccentrica rispetto alla sfera di rischio governata dal ricorrente. La Corte distrettuale ha puntualmente osservato che la mancata previsione ne DVR dei rischi connessi alla manutenzione delle pedane – rientrante nelle fasi di lavorazione dell’azienda – ha fatto in modo che il lavoratore seguisse una prassi scorretta, tollerata e non regolata dall’imputato”.

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