Le discopatie non si possono ritenere correlabili all’infortunio sul lavoro occorso trattandosi di patologie che avvengono nella stragrande maggioranza della popolazione generale come degenerazione tipica del tratto lombare (Corte Appello Bari, Sez. Lavoro, Sentenza n. 2289/2021 del 09/12/2021)

Il Giudice del Lavoro di Foggia, con sentenza del 26.4.2016, rigettava la domanda di aggravamento dei postumi conseguenti all’infortunio sul lavoro subito il 26.9.1990 (caduta da un muretto alto circa 4 metri) per il quale aveva ottenuto, in un primo momento, il riconoscimento di una rendita del 14%, poi venuta meno in seguito a visita di revisione che aveva riconosciuto un’invalidità del 4% (confermata in sede giudiziale con una prima sentenza del Tribunale di Foggia resa in data 29.1.2002).

Avverso tale decisione propone appello il lavoratore, criticando la carenza di motivazione della sentenza gravata, non avendo essa correttamente interpretato la domanda alla luce del contenuto complessivo della narrativa del ricorso, domanda che non era affatto circoscritta “al danno biologico”.

L’appello è infondato.

Non vi è dubbio che la originaria domanda, al di là della terminologia giuridica utilizzata in sede di ricorso introduttivo, fosse diretta, come si desumeva anche dal carteggio relativa alla fase amministrativa, alla ricostituzione, per aggravamento dei postumi da infortunio, della rendita (ante danno biologico) originariamente costituita in sua favore.

Il CTU  nominato in questo grado, ha confermato anche in questo secondo giudizio che la documentazione sanitaria allegata in atti, ed in particolare le risultanze delle indagini strumentali, consentono di affermare che i postumi permanenti dell’infortunio sul lavoro subito il 26.9.1990 (inizialmente quantificati nel 14%) successivamente alla riduzione al 4% operata da Inail nel febbraio 1996, non si sono aggravati.

IL CTU ha altresì fornito replica alle controdeduzioni mediche dell’istante le quali, in sintesi, lamentavano che “l’intervento di microdiscectomia LS – S1 nel tentativo di alleviare la sofferenza patita – discectomia resa vana da una recidiva documentata con RMN nel 2007 e 2010 – e la “copiosa documentazione di visite specialistiche e indagini strumentali prodotta negli anni a seguire non testimoniano una stabilità del quadro anatomo – clinico, ma un suo inesorabile peggioramento”, tanto è vero che “nella documentazione citata nella relazione del CTU si fa menzione ad una RMN della colonna del 2010 in cui viene rilevata una impronta sul sacco durale della protrusione L1 -L2, assente nei precedenti esami. Segno incontrovertibile di un peggioramento del quadro radiologico e clinico”.

Ha replicato il CTU sul punto che per configurare un infortunio indennizzabile è necessario accertare concretamente l’entità traumatica dell’atto lavorativo in questione (anche se ordinario ed usuale), nel caso specifico, e i caratteri dell'”abnormità”, divenendo, in tal modo, effettivamente responsabile della repentina rottura di un equilibrio preesistente, ancor ché precario.Appare essenziale quindi non tanto la gravità del danno constatato,  quanto la valutazione della concreta efficienza causale dell’atto lavorativo compiuto. Inoltre, qualora la c.d. preesistenza abbia agito anche come “concausa di inabilità”, dovrà essere applicata la formula di Gabrielli ex art. 79 T.U. (ad es. distacco di retina in soggetto con grave miopia preesistente), sempreché l’inabilità preesistente sia quella derivante dall’infortunio (come di regola accade nelle lesioni della colonna). Non si può ammettere che una lesione interessante esclusivamente le parti molli possa modificare peggiorativamente ed in modo permanente una condizione discoartrosica vertebrale preesistente. Per quanto riguarda invece l’ernia discale, allorché sia accertata la dipendenza causale con l’evento traumatico, occorre procedere alla valutazione del danno lavorativo, tenendo conto di eventuali preesistenze extralavorative.”

Nella specie, il lavoratore è affetto da una patologia cronico – degenerativa a carico del rachide lombare. Indubbio è il fatto che in occasione del trauma occorso nel 1990 veniva posta diagnosi di “lombosciatalgia sinistra con impegno radicolare da bulging disk L5 S1 funzionale consacrato dalla cennata riduzione dei postumi e dal relativo accertamento giudiziale circa la piena legittimità di tale riduzione .

Tuttavia, la conclusione del CTP di “grave sofferenza pluri radicolare documentata da esami elettromiografici successivamente attribuiti alla comparsa di discopatie traumatiche a carico di L1 -L2, L3 -L4, L4 -L5” (patologia,  in definitiva motivatamente condivisa dal CTU, atteso che la suddetta discopatia , anche alla luce di un criterio altamente probabilistico tra l ‘altro supportato dalle considerazioni mediche che precedono, ha genesi extra lavorativa e non associata al lontano (e pregresso) infortunio occorso, “trattandosi di patologie che avvengono nella stragrande maggioranza della popolazione generale come degenerazione tipica del tratto lombare, per cui le suddette discopatie non si possono ritenere correlabili all’infortunio sul lavoro occorso”.

Il gravame viene quindi considerato destituito di fondamento e le spese di lite e di CTU seguono la soccombenza.

Avv. Emanuela Foligno

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