Nuovi orizzonti nel campo dell’oncologia. Questa volta la notizia giunge dal Policlinico Santa Maria Le Scotte di Siena grazie a una ricerca sostenuta da Airc e la Fondazione Nibit, Network italiano per la bioterapia dei tumori

A guidare la ricerca, partita nel 2015, è stato proprio Michele Maio – presidente della Fondazione Nibit, con la collaborazione di altri importanti centri italiani ed europei. A tal fine sono stati coinvolti 19 pazienti con melanoma metastatico.

La sfida – come riportato dal quotidiano di salute Adnkronos – era quella di dimostrare la sicurezza e la tollerabilità della sequenza di somministrazione dei due farmaci.

Alessia Covre, coordinatrice della ricerca pre-clinica del Cio al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, e coautrice dello studio – ha spiegato che “la strategia utilizzata ha previsto la somministrazione di un farmaco epigenetico, la guadecitabina, capace di determinare modificazioni chimiche nel Dna delle cellule tumorali per poterne modulare l’espressione genica; nonché di un secondo farmaco, un immunoterapico, capace di migliorare la capacità del sistema immunitario di riconoscere ed attaccare le cellule tumorali”.

“Le modifiche generate – ha spiegato Covre – fanno sì che le cellule tumorali esprimano, sulla propria superficie, molecole che hanno un ruolo fondamentale nell’interazione tra tumore e sistema immunitario. Così il tumore risulta maggiormente visibile agli ‘occhi’ delle cellule del sistema immunitario del paziente e la guadecitabina crea le condizioni ottimali per fare in modo che i farmaci immunoterapici somministrati successivamente possano avere maggiore efficacia”.

I risultati mostrati in anteprima all’Asco di Chicago

I risultati, presentati in anteprima all’Asco (American Society of Clinical Oncology) di Chicago, hanno dimostrato un controllo della malattia nel 42% dei pazienti e nel 26% dei casi una risposta obiettiva al trattamento”.

Lo stesso Michele Maio si è detto soddisfatto. “Alcune neoplasie che non lasciavano scampo oggi possono essere trattate con successo, ma solo circa il 40-50% dei pazienti risponde a questo genere di cure” – ha dichiarato in una nota della Fondazione. “Se da un lato una delle possibili strategie per aumentare la percentuale è migliorare la sequenza con cui somministrare i diversi immunoterapici, l’altra prevede la somministrazione dell’immunoterapia in combinazione a molecole in grado di modificare le caratteristiche del tumore, con l’obiettivo di renderlo maggiormente visibile al sistema immunitario. Lo studio va proprio in quest’ultima direzione”.

Lo stesso Maio ha, inoltre, ribadito il ruolo fondamentale dell’integrazione tra la ricerca di base e quella clinica, sostenute dalla Fondazione Nibit insieme all’Airc, anche grazie al programma 5×1000 cominciato nel 2018″.

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